Corso, il Comune cerca di accelerare Il Pd: «Chi paga?»

Il sindaco punta a far arrivare il materiale non più dalla Cina L’opposizione: «Si sapeva da mesi che c’era il problema»
TERAMO. La Cina è troppo lontana per aspettare che da lì arrivino le nuove mattonelle del pavimento di corso San Giorgio. Il Comune cerca di stringere i tempi dopo la bocciatura del granito, acquistato in estremo Oriente da un fornitore di Cuneo, che avrebbe dovuto comporre la superficie della strada principale del centro storico. La differenza di colore rispetto a quello indicato nel capitolato d'appalto secondo i tecnici che seguono i lavori rende quel materiale inutilizzabile. Va rispedito al mittente, ma per non dover aspettare un mese mezzo che venga rimpiazzato dalla stessa ditta, l'amministrazione punta sull'accorciamento delle distanze.
«Quel granito non si trova solo in Cina», premette il sindaco Maurizio Brucchi, «per cui può essere reperito anche più vicino». L'associazione temporanea d'imprese che gestisce l'appalto, dunque, sarà sollecitata a trovare una fornitura corrispondente a quella prevista dal progetto in una zona meno distante. Così i tempi di attesa saranno più brevi, anche se il sindaco assicura che nel frattempo i lavori non subiranno ulteriori blocchi. «Il cantiere andrà avanti nell'area ancora sottoposta agli scavi», tiene a precisare, «la priorità resta quella di liberare il corso dalle transenne il prima possibile».
L'attesa del granito giusto, per quanto abbreviata, non risparmierà alle imprese appaltatrici l'applicazione di penali da parte del Comune. Il contratto stabilisce, infatti, che il posizionamento del pavimento sia avviato contestualmente all'ultimazione degli scavi e al rifacimento del massetto. Il mancato rispetto della scadenza, indipendentemente dai ritardi dovuti alle verifiche delle sovrintendenze sui reperti affiorati dal sottosuolo, verrà addebitato alle ditte. «Se la dovranno vedere loro poi con il fornitore del granito», spiega Brucchi, «per capire chi ha sbagliato».
Le parole del sindaco, però, non convincono il capogruppo del Pd Gianguido D'Alberto che, nell'errore sul materiale per la nuova pavimentazione, vede una chiara responsabilità politica e gestionale dell'amministrazione. «Si sapeva da mesi che quella pietra non andava bene», afferma, «perché si è atteso così a lungo per prendere una decisione definitiva?». D'Alberto si chiede quali altri ritardi dovrà subire l'opera e per trovare risposte a queste e altre domande annuncia la presentazione di una richiesta di accessi agli atti da parte dell'opposizione. «Vogliamo leggere i verbali delle riunione del tavolo tecnico che si è occupato del cantiere», osserva, «perché nessuno finora si è assunto le colpe dei problemi». I responsabili, invece, vanno individuati senza sconti né compromessi. «Va accertato chi deve pagare», chiarisce il capogruppo, «al momento continuano a rimetterci solo i commercianti, che non hanno alcuna prospettiva certa sul termine dei lavori, e la città privata di uno spazio così importante». In ogni caso, a detta di D'Alberto, la vicenda mette in luce «l'ulteriore pasticcio» compiuto dall'amministrazione che conferma «incapacità di programmazione e di prevedere i problemi».
Gennaro Della Monica
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