Crac Curti-Di Pietro, assolto Tancredi

Il commercialista era imputato per concorso in bancarotta, condannati a quattro anni i due imprenditori teramani
TERAMO. E’ una sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto a prendere forma dopo una lunga camera di consiglio che chiude un processo durato un anno: è quella che i giudici pronunciano per il commercialista teramano Carmine Tancredi, socio di studio dell’ex governatore Gianni Chiodi (del tutto estraneo alla vicenda) imputato per concorso in bancarotta nel processo bis per il crac Curti-Di Pietro.
Come in ogni vicenda giudiziaria saranno le motivazioni a spiegare il perchè: per ora la cronaca di una lunga giornata, con una camera di consiglio iniziata alle 11 e finita alle 18.30, registra l’assoluzione del commercialista, imputato nella sua veste di consulente degli imprenditori Guido Curti e Maurizio Di Pietro, e le pesanti condanne per altri dei sei nomi, tra amministratori di fatto e di diritto delle varie società coinvolte nel crac. Tra questi gli stessi imprenditori Curti e Di Pietro, già condannati in primo grado a sei anni per concorso in bancarotta, e in questo processo condannati a quattro anni per alcuni capi residui di bancarotta distrattiva per cui non erano stati giudicati nel primo processo. Per gli stessi capi i giudici hanno condannato a tre anni Loredana Cacciatore, moglie di Curti.
Antonio Zacchei e Marco Paolo Di Anastasio, amministratori di diritto per un periodo di alcune delle società fallite, sono stati condannati rispettivamente a quattro anni e sei mesi e a tre anni e sei mesi sempre per concorso in bancarotta. Per Zacchei, Curti, Maurizio Di Pietro e Nicolino Di Pietro il tribunale ha inoltre disposto il non doversi procedere per avvenuta prescrizione per alcuni capi relativi a reati fiscali, mentre gli stessi Di Anastasio, Zacchei, Cacciatore, Di Pietro e Curti sono stati assolti da altri residui capi di imputazione. Assolto da tutti i capi d’imputazione Luciano Seghetti per non aver commesso il fatto.
Nelle duecento pagine di requisitoria il pm Irene Scordamaglia aveva ipotizzato per Tancredi, per cui aveva chiesto una condanna a tre anni, un ruolo ben definito in quell’insieme di società che secondo l’accusa avrebbero avuto il solo fine di svuotare dei soldi le varie società di volta in volta fallite. La procura contestava al commercialista il ruolo avuto nelle società cipriote, sodalizi che controllavano al 99% la Kappa Immobiliare e la De Immobiliare Srl che avevano sede legale nello studio commerciale di Tancredi e che, al termine dell’altro processo di primo grado, sono state confiscate dal tribunale perchè, secondo la procura, sono il forziere dei soldi distratti da Curti e Di Pietro con la bancarotta. «Il commercialista Tancredi», aveva detto a questo proposito il pm nella sua requisitoria, «si era reso disponibile a domiciliare nel suo studio le due società partecipate dalle società fiduciarie estere e vi aveva tenuto le rispettive contabilità senza pretendere, almeno fino alle metà del 2011, alcun compenso. Aveva rappresentato sia nella costituzione sia nell’autorizzazione dei singoli acquisti immobiliari il 99% delle quote detenute dalle società fiduciarie estere riconducibili a Maurizio Di Pietro e Guido Curti». E sono queste le condizioni che per il pm «riconducevano la condotta dell’imputato nella fattispecie del concorso dell’extraneus nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale».
Ma, evidentemente, nella lunga istruttoria dibattimentale con l’ascolto di decine di testi nessuna prova si è formata e per i giudici il commercialista Tancredi non ha avuto nessun concorso nella bancarotta. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Guglielmo Marconi, Luca Gentile, Andrea Secone, Gennaro Lettieri, Martina Barnabei, Nicola De Cesare e Renzo Di Sabatino. La parte civile (alcune delle società fallite) era rappresentata dagli avvocati Alessia Moscardelli, Katia Felicione e Giulio Lazzaro.
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