Crac Curti-Di Pietro, via al processo bis

Tra gli imputati anche il commercialista Carmine Tancredi. Il tribunale respinge le eccezioni: restano tutte le parti civili
TERAMO. Dopo la babele di eccezioni preliminari che, da tradizione, vivisezionano tutto quello che precede il dibattimento, inizia il processo bis per il crac Curti-Di Pietro. Restano le tre parti civili (le società Lgm, Dft Grafiche e Mg): così ha deciso il collegio (presidente Franco Tetto, a latere Sergio Umbriano e Enrico Pompei) che ha respinto le eccezioni dei difensori. Imputati il commercialista teramano Carmine Tancredi (a lui la procura contesta il concorso in bancarotta) e altri sette (tutti ex amministratori di fatto e di diritto).
Tancredi, socio di studio di Gianni Chiodi (ex presidente della giunta regionale che è del tutto estraneo alla vicenda), è stato consulente degli imprenditori Maurizio Di Pietro e Guido Curti condannati in primo grado a sei anni per bancarotta fraudolenta. Per i due e per l’altro imprenditore Nicolino Di Pietro (condannato a tre anni nel primo processo) è stato lo stesso il pm Irene Scordamaglia a chiedere in udienza preliminare il non doversi procedere per il principio giuridico del ne bis in idem (non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto) visto che per il concorso nella bancarotta sono stati già giudicati e condannati. I Di Pietro e Curti questa volta sono imputati per alcuni reati fiscali legati alle sorti di una delle società coinvolte. A processo anche Antonio Zacchei, Marco Paolo Di Anastasio, Luciano Seghetti e Loredana Cacciatore. In questo procedimento è stato riunificato anche quello in cui sono imputati solo Curti, Cacciatore, e Di Pietro. I tre sono accusati di bancarotta in concorso, nello loro vesti di amministratori di diritto e di fatto, nell’ambito delle questioni riguardanti il fallimento della Mg Costruzioni, la quinta società del crac la cui richiesta di fallimento venne all’epoca presentata dalla stessa procura nell’ambito delle dettagliate indagini sulla mega bancarotta. Ieri sono stati ascoltati i primi testi citati dalla pubblica accusa: quattro autisti delle società fallite. Si riprende il 20 marzo con l’audizione dei curatori fallimentari.
Ha scritto il pm Irene Scordamaglia nell’avviso di conclusione delle indagini: «In particolare Tancredi Carmine, nella specifica qualità di dottore commercialista, e Spinetti Pietro (amministratore di diritto della De Immobiliare e Kappa Immobiliare (ndr) ben consapevoli dei disegni distrattivi nutriti da Di Pietro Maurizio e Curti Guido, determinavano ed agevolavano questi ultimi nella manovra diretta ad eludere le ragioni dei creditori della Dft (una delle società fallite): segnatamente Tancredi non solo forniva a Di Pietro Maurizio e Curti Guido concreti consigli e suggerimenti sui mezzi giuridici idonei a dissimulare le somme di denaro sottratte alle ragioni dei creditori della Dtf, indicando loro la Colombo fiduciaria di Lugano – ed indirizzandoveli – come la società di intermediazione che avrebbe consentito loro di far transitare, attraverso passaggi fittizi i beni sottratti alla Dft Grafiche nel patrimonio di società loro non direttamente riconducibili». La procura contesta al commercialista il ruolo avuto nelle società cipriote, sodalizi che controllavano al 99% la Kappa Immobiliare e la De Immobiliare Srl che avevano sede legale nello studio commerciale e che sono state confiscate dal tribunale. Accuse, quelle della procura, che dovranno essere dimostrate nel corso del dibattimento.(d.p.)
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