Crac Sogesa, chiesta l’assoluzione per i tecnici

20 Aprile 2018

Per gli altri sei imputati resta la richiesta di rinvio a giudizio. Tra loro l’ex presidente Cirsu Di Matteo

TERAMO. E’ con una richiesta di assoluzione per i due consulenti che hanno chiesto il rito abbreviato e la conferma della richiesta di rinvio a giudizio per gli altri sei imputati che il pm Stefano Giovagnoni definisce davanti al gup l’inchiesta sul crac della Sogesa. Per la decisione del giudice Domenico Canosa bisognerà aspettare il 5 luglio, data a cui l’udienza di ieri è stata aggiornata per le repliche. La Procura contesta l'accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale ai tre componenti dell'allora cda di Cirsu e Sogesa Angelo Di Matteo, Diego De Carolis e Andrea Ziruolo e a due consulenti Mery Pistillo e Lorenzo Giammattei (questi ultimi due hanno scelto il rito abbreviato nell'ambito del quale il pm ne ha chiesto l'assoluzione «perché il fatto non costituisce reato») e quella preferenziale all'ex presidente del cda di Sogesa Gabriele Di Pietro, all'ex amministratore delegato di Sogesa Giovanni Marchetti e all'allora presidente del cda e ammistratore delegato di Deco Paolo Tracanna.
L’inchiesta (scattata nel 2015 dopo un esposto presentato da Di Matteo) è quella che in cui inizialmente erano stati indagati anche il rettore Luciano D’Amico e Lunella Cerquoni, nello loro vesti di ex presidenti del Cirsu, entrambi successivamente usciti con un’archiviazione chiesta dalla Procura e accolta dal giudice.
Secondo l'accusa della Procura (tutta da dimostrare in un eventuale dibattimento) dopo l'acquisizione da parte di Cirsu anche delle quote di Aia in Sogesa, con la società diventata pubblica e con i due Cda a quel punto coincidenti, gli allora vertici del Cirsu avrebbero occultato la maggioranza dei 3 milioni di crediti vantati da Sogesa nei confronti del consorzio, disconoscendoli anche sulla scorta delle consulenze affidate a Pistillo e Giammattei, con un accordo transattivo con il quale venivano riconosciuti a Sogesa solo 431mila euro circa.
In questi anni, nel frattempo, è fallito anche il Cirsu con un impianto, quello di Grasciano, su cui gravano nuove inchieste per inquinamento e all’interno del quale si trovano tonnellate di rifiuti che aspettano di essere rimossi tra un incendio e l’altro, con i residenti nella zona da tempo mobilitati contro cattivi odori e rischio inquinamento.(d.p.)
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