Crollano i fatturati, negozi in agonia

Un 2016 tragico: molti esercenti non riescono a pagare l’affitto e ricorrono a vendite promozionali per attirare i clienti
TERAMO. Commercio, la crisi continua. La fine del 2015 in provincia di Teramo è stata segnata da una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente, sebbene alcuni indicatori, come l’occupazione, riportino un decremento del 2,2%, caso unico in Abruzzo. E le previsioni ancora più negative per il primo semestre del 2016, fatte dal Cresa, si stanno rivelando purtroppo azzeccate. Uno studio del Cresa infatti parla di una previsione di calo del fatturato del 25,7% e un ulteriore calo dell’occupazione dello 0,4%, con un aumento dei prezzi di vendita del 3% in provincia di Teramo.
Dati confermati dalle associazioni del commercio. E sono tutti concordi nel dire che la crisi maggiore in provincia è nel capoluogo e in Val Vibrata.
Ed emergono anche nuovi fenomeni. Innanzitutto quello della morosità: molti negozianti a Teramo sono indietro con gli affitti a causa della stasi delle vendite. E proprio a causa di quest’ultima fioriscono le vendite promozionali. L’obiettivo è far cassa subito per pagare le forniture e l’affitto. Due sintomi di un settore in agonia. «C’è un forte turn over: non sono nuove aperture, ma di subentri a negozi che chiudono», esordisce Giancarlo Da Rui, presidente comunale di Confesercenti, «sono diminuiti incassi e fatturati. Molti commercianti non hanno comprato per l'estate o hanno disdetto gli ordini prevedendo una flessione delle vendite a causa dei lavori sul corso. E comunque se calano i consumi, calano gli incassi ed è ovvio che cali anche l'occupazione con la tassazione elevata che ci ritroviamo». Da Rui fa notare che “fioriscono” molti cartelli di “Cedesi attività”. Uno è quello della gelateria “Nuove tentazioni “ per corso San Giorgio, per fare un esempio. C’è chi cerca di resistere con le vendite promozionali: «Le fanno in tanti: considerando che un mese prima dei saldi (il 4 luglio) non si possono fare, i negozianti si avvantaggiano quando ancora non parte la stagione», osserva. Così si droga il mercato ma, d’altronde, bisogna pur sopravvivere.
Dario Sfoglia, vicepresidente provinciale di Confcommercio parla di situazione «più complicata a Teramo città. I lavori in centro storico si sommano alla carenza di parcheggi. Fra i quattro, è il capoluogo messo peggio. Il 2016 non è iniziato bene: già nei primi 4 mesi c’è stato un calo del fatturato del 10-15% sul 2015, che già era andato male. Segnali di ripresa non se ne vedono anche per il resto dell’anno. Anche in altre città i negozi sono vuoti, ma a Teramo è ancora più evidente. Alcuni proprietari hanno diminuito l'affitto per agevolare i commercianti pur di non farli chiudere. Ci siamo stancati di dirlo: sotto l'aspetto commerciale Teramo è in grandi difficoltà. Ha perso capacità attrattiva, capacità di essere capoluogo di provincia. Le persone ti dicono “Che ci vengo a fare a Teramo?”»
Se Atene piange, Sparta non ride: il resto della provincia non è in salute, sebbene la situazione sia meno tragica. Giammarco Giovannelli, amministratore di Confcommercio, segnala «primi mesi del 2016 drammatici, in modo inaspettato» e ritiene che tutto parta dal fatto che il commercio non venga preso in gran considerazione nelle agende amministrative. «Invece è fondamentale l’intervento delle amministrazioni. La provincia di Teramo, poi, paga uno scotto storicamente grave: non aver saputo creare collegamento fra la grande distribuzione e il commercio urbano. In più c’è la tassazione: c’è una scarsa sensibilità delle amministrazioni locali che devono fare cassa e si scatenano sul commercio locale. Bisognerebbe poi in maniera attenta e solidale coinvolgere esclusivamente operatori del luogo nelle manifestazioni ed eventi e dare la possibilità ai nostri coraggiosi operatori di aumentare il fatturato. E non parlo di mercatini, ma di eventi di aggregazione». Giovannelli sollecita sostegni che consistono anche in non dover subire tasse e imposte crescenti. «Se muore il commercio urbano, muore anche la vitalità di quel luogo che diventerà il deserto», fa notare, «Teramo inizia a vivere questa situazione, come Chieti». Ma pesa anche «un atteggiamento poliziesco nei confronti degli operatori, terrorizzati dalle multe: non è l'atteggiamento da avere nei confronti di chi cerca di reagire al peggior momento economico dal dopoguerra».
Daniele Erasmi, presidente provinciale di Confesercenti parla di un calo «dell'occupazione anche per i primi 4 mesi del 2016 e se nel 2015 il fatturato è stato in lieve aumento, questo non è confermato nel 2016. Non ha aiutato che tutti week end di aprile e maggio è stato brutto tempo. Sta entrando in affanno anche il settore dell’alimentazione, che finora aveva retto, e la grande distribuzione è ferma, con cali di fatturato. La politica deve poi sostenere le piccole attività nei centri cittadini. La situazione di maggiore difficoltà le riscontriamo a Teramo e in Vibrata, sulla costa il calo è meno grave, ma il segno è sempre negativo. Per il lavoro la tassazione è ancora troppo alta: l’imprenditore è spaventato a fare assunzioni. In genere ci vogliono più incentivi e meno burocrazia».
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