Crollo del centrosinistra: sbagliate le candidature

Dopo Giulianova e Roseto arriva il flop (soprattutto del Pd) a Martinsicuro e Tortoreto. Ma anche a destra i partiti soffrono l’ingombrante peso dei civici
TERAMO. Stavolta sembra tutto facile: con l’astensionismo ha vinto la continuità amministrativa. Tre sindaci uscenti si riconfermano con percentuali bulgare o quasi, una quarta amministrazione uscente (quella di Crognaleto) resta in sella piazzando sulla poltrona di sindaco un amministratore uscente di lungo corso. Detto “bravo, bravissimo” a Vagnoni (Martinsicuro), Piccioni (Tortoreto), D’Angelo (Valle Castellana) e Persia (Crognaleto), sorge spontanea la domanda: ma contro questa continuità, chi c’era? Visti i distacchi, nessuno. E se in comuni dell’entroterra con pochi abitanti è comprensibile che mettere in campo un’alternativa agli uscenti sia difficile (vedi Valle Castellana, dove il candidato sindaco era comunque una figura di spessore) se non impossibile (vedi Crognaleto, dove al voto è andata una sola lista), ben più rilevante – e per certi versi difficile da capire, almeno nelle dimensioni – è stato il flop delle opposizioni a Martinsicuro e Tortoreto.
In questi comuni il centrosinistra è stato maggioranza e ha governato, sia pure non con continuità, fino a non molti anni fa. Poi si è sbriciolato. Fa impressione che a Martinsicuro alcune figure storiche della sinistra abbiano lavorato per mesi alla costituzione di una coalizione e poi non abbiano trovato, tra rinunce e veti incrociati, una figura credibile da opporre a Vagnoni, al punto da scartare persino il capogruppo uscente del Pd e ripiegare sulla classica “illustre sconosciuta”, una vittima sacrificale mandata inevitabilmente al macello. È stato come perdere senza giocare, una resa anticipata che l’elettorato ha capito benissimo – e lo dimostra l’affluenza alle urne molto più bassa del 2017, oltre ovviamente al risultato bulgaro di Vagnoni. Un po’ meno impressionante, ma solo perché dietro forse ci sono accordi politici superiori in vista delle regionali, è stata la scelta del Pd a Tortoreto: mollare la “grande coalizione” che si stava formando contro Piccioni, andare con Azione e sostenere, anche qui, una candidata a sindaco nuova della politica, sebbene nota e apprezzata come professionista. Un’altra sconfitta annunciata, per certi versi voluta. E a Tortoreto, non a caso, l’astensione ha raggiunto livelli mostruosi: la metà degli elettori è rimasta a casa.
Il centrosinistra provinciale e in particolare il Pd, dunque, faticano a dare segnali di riscossa, o addirittura di vita. Siamo nel solco delle scoppole prese a Giulianova e Roseto, comuni di lunga tradizione sinistrorsa dove i Dem sono passati dal governo alla sparizione in un batter di ciglia. Il centrodestra, tuttavia, se parliamo dei partiti e non dell’area politica non è messo benissimo. A Martinsicuro Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno dovuto accettare il diktat civico di Vagnoni (niente simboli di partito nelle tre liste della coalizione), “nascondendo” i propri candidati. E a Tortoreto prima del voto ci sono state due fratture: una tra la Lega e il resto del centrodestra e una interna al circolo di Fratelli d’Italia. In sintesi: l’area esce vittoriosa dal voto amministrativo in provincia perché Vagnoni e Piccioni, da sempre civici di centrodestra, hanno evidentemente il loro “appeal” nelle rispettive città, non certo per un traino dei partiti. Certo, FdI appare in salute e in ascesa. La Lega, invece, deve avere di molto abbassato le proprie ambizioni se si dice contenta di aver eletto due consiglieri di minoranza a Tortoreto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

