“Crudi”, gli ex operai si accordano

26 Maggio 2016

Diecimila euro a testa per chiudere la vertenza, manca solo la firma

COLLEDARA. Probabilmente alla fine tutti i lavoratori del prosciuttificio Crudi d’Italia di Colledara accetteranno la conciliazione. Si tratta di una cinquantina di lavoratori che non sono stati riassunti quando pochi mesi dopo la chiusura dello stabilimento – il gruppo è in concordato preventivo – un imprenditore, Sandro Potenza, l’ha affittato le ha ripreso la produzione.

Da qui la vertenza degli esclusi, che tramite Fai Cisl e Flai Cgil sostengono che fra le due aziende c'è continuità e che quindi i dipendenti della Crudi dovevano avere priorità nelle assunzioni. I giudici hanno invitato le parti a una conciliazione. In ballo ci sono 10mila euro a testa (versati ratealmente in 8 mesi) per chiudere la questione ed evitare una pronuncia su un eventuale risarcimento del danno chiesto dai lavoratori.

L’altroieri i giudici del lavoro hanno nuovamente sentito i lavoratori e anche gli indecisi si sono convinti ad accettare l’accordo con la Crudi d’Italia per chiudere la questione.

Adesso i verbali di conciliazione saranno firmati in sede sindacale e poi saranno portati davanti a giudice, la prossima udienza è stata fissata il 14 giugno.

Lo stabilimento di Colledara, aperto nel Duemila, è stato chiuso a fine 2013. La superficie coperta di 14mila metri quadri ha una capacità produttiva di 16.500 prosciutti a settimana. L'impianto produttivo di Colledara fa parte di un grande gruppo specializzato nella produzione di prosciutti di Parma, la Crudi d'Italia, che però è entrato in concordato preventivo. Poi ai primi del 2014 lo stabilimento è stato affittato a Potenza. (a.f.)

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