D’Alberto: «È evidente che nel piano regionale Teramo è penalizzata»

Il sindaco: «Di Giosia non fa il tecnico super partes ma difende Marsilio Dovrebbe essere la politica a dare delle risposte, finora mai arrivate»
TERAMO. Nella commissione regionale sanità di giovedì scorso c’era anche il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, che – pur senza essere mai nominato – è stato chiamato in causa dal direttore generale della Asl Maurizio Di Giosia nella relazione con cui il manager ha difeso a spada tratta dalle critiche (mosse in primis da D’Alberto) il piano di riordino della rete ospedaliera impostato dalla giunta Marsilio.
D’Alberto, ieri, ha detto al Centro: «Non devo rispondere a Di Giosia. Anzi mi stupisce che il direttore generale, che dev'essere un organo tecnico e imparziale, avverta l'esigenza di assumere una presa di posizione di difesa politica. La vera assente in questa discussione è proprio la parte politica, che deve chiarire e dare risposte sui temi posti da me e da altri sia in commissione che a mezzo stampa. Non è certo Di Giosia che deve farlo: lo invito a fare il rappresentante istituzionale di tutto il territorio e in questa veste noi saremo sempre al suo fianco come siamo stati in questi anni».
Entrando nel merito, D’Alberto prosegue: «Il manager nella sua relazione ha completamente glissato rispetto alla questione fondamentale che abbiamo sollevato, quella dei Dea di secondo livello. La risposta che ha dato (in sintesi: sui Dea è tutto ancora da decidere, ndr) non chiarisce nulla. Resta una disparità forte, nella tabella contenuta nel piano, tra i presìdi di Pescara e L'Aquila da un lato e di Teramo e Chieti dall'altro. È palese che ci sia un disegno che già oggi prefigura l’attribuzione del secondo livello ai primi due. La politica prima crea le basi per questo, con scelte e indirizzi fatti oggi, e poi scarica sull'Agenzia sanitaria regionale, che tra 36 mesi dovrà decidere, spostando così la questione sul piano tecnico».
Di Giosia ha sostenuto che il Mazzini di Teramo ha tutti i requisiti per ottenere il Dea di secondo livello. D’Alberto non la vede così: «Neurochirurgia la manteniamo esclusivamente con riguardo alla colonna, il che va in contraddizione con l’attività che si fa nel nostro presidio, molto più importante di quella dell'Aquila. Stessa cosa per le Terapie intensive neonatali, ne sono previste tre mentre per Teramo è prevista un'assistenza intensiva neonatale, non una vera e propria Tin. Anche su questo è giusto un riequilibrio visto che ce ne sono due a Pescara e Chieti, a pochi chilometri di distanza. Anche sul 118 l'asse si sposta su Pescara e L’Aquila. E sui posti letto siamo cenerentola rispetto alle altre province, è inutile parlare di un aumento assoluto dei posti letto».
D’Alberto conclude: «Nessuna risposta anche sul fatto che all'esito di questa verifica di 36 mesi si procederà al riallineamento delle specialistiche. La mia domanda rimasta inevasa è: che cosa succederà quando verranno individuati i Dea di II livello? Certe specialistiche negli altri presidi andranno perse, scompariranno? Nel piano si parla di "processo di trasferimento", quindi questa non è una questione secondaria. La tattica è chiara: ti danno l'impressione che tutto resti com'è, ti danno piccoli riconoscimenti che sono un semplice palliativo, ma in realtà Teramo è destinata a restare in quarta posizione. Questa discussione non può essere elusa, va fatta adesso in consiglio regionale».(d.v.)
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