D’Alberto alla festa islamica del sacrificio

Il primo cittadino partecipa alla preghiera e riceve una targa ricordo sul campo del PalaBinchi
TERAMO. La preghiera e una targa ricordo. Il sindaco Gianguido D’Alberto è stato accolto così, ieri mattina, sul campo del palazzetto dello sport dell’Acquaviva, dalla comunità islamica che ha celebrato la “festa del sacrifcio”. «Si tratta di una ricorrenza molto importante per loro», racconta il primo cittadino, «assimilabile alla Pasqua cattolica». In pratica viene rievocato l’episodio biblico del Vecchio Testamento in cui il Signore chiede un atto di fedeltà ad Abramo ordinandogli di sacrificare il suo unico figlio Isacco. All’ultimo momento, però, un angelo ferma la mano del padre, pronto a compiere il gesto estremo preteso da Dio, e al posto del ragazzo sacrifica un ariete in segno di ringraziamento.
Da qui, dunque, trae spunto la festa islamica celebrata ieri alla quale è stato invitato a partecipare il primo cittadino. D’Alberto si è presentato accompagnato dai consiglieri Lanfranco Lancione e Carmine Di Giandomenico e insieme a loro ha partecipato alla preghiera di apertura del rito culminato in un banchetto. A conclusione della cerimonia la comunità musulmana ha consegnato al sindaco una targa che esprime vicinanza alla città e al sindaco. «Ho espresso particolare soddisfazione per l’invito», fa sapere D’Alberto, «anche perché quest’anno non era così scontato che la festa si potesse tenere come da tradizione in quello spazio». Il cambio di gestione, non ancora del tutto perfezionato, ha creato qualche difficoltà nella procedura per l’utilizzo del PalaBinchi. Le difficoltà burocratiche, però, sono state risolte e la celebrazione ha ottenuto il via libera definitivo da parte del Comune. Nel corso del suo intervento il sindaco si è soffermato in particolare sul dovere delle istituzioni di garantire la libertà di culto sancita dalla Costituzione. «Vogliamo dare un forte segno di dialogo», ha evidenziato il primo cittadino, «alimentando un sentimento di condivisione che favorisca un processo di sempre maggiore integrazione tra le comunità». D’Alberto ha anche sottolineato che la festa è «metafora del momento che vive la città dopo il terremoto». (g.d.m.)
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