D’Alberto: «Bisogna ripartire dai danni del centrodestra»

3 Febbraio 2018

TERAMO. «Ripartiamo dal fallimento politico». L’ex consigliere comunale Gianguido D’Alberto raccoglie così l’invito lanciato dalla Fondazione Tercas che, dopo la bocciatura della candidatura di...

TERAMO. «Ripartiamo dal fallimento politico». L’ex consigliere comunale Gianguido D’Alberto raccoglie così l’invito lanciato dalla Fondazione Tercas che, dopo la bocciatura della candidatura di Teramo come capitale italiana della cultura per il 2020, ha riproposto un piano di sviluppo del territorio in cui coinvolgere istituzioni, forze sociali e cittadini.
Si tratta di un percorso condivisibile, a detta dell’ex rappresentante dell’opposizione in consiglio, ma che non può prescindere dall’evidenziare «l’eredità pesantissima lasciata dalla fallimentare esperienza politica di 13 anni di centrodestra teramano che non è stato in grado di governare i processi di sviluppo della nostra comunità». A detta di D’Alberto la candidatura teramana di Teramo «era apparsa fin da subito velleitaria, non perché la nostra città non ne avesse - e non ne abbia - le potenzialità. Tutt’altro. La centralità della riqualificazione dell’ex manicomio coordinata dalla nostra università, con la lungimirante previsione di una cittadella della cultura ne è un esempio lampante». È mancato il ruolo della politica, intesa come governo della città. «La bocciatura è, in realtà, figlia della mancanza di visione strategica del fallimentare modello Teramo che ha lasciato la nostra città all’anno zero». segnala l’ex consigliere, «partendo da questo presupposto è corretta la lettura secondo cui la bocciatura deve essere colta non come una sconfitta ma come un punto di ripartenza».
Secondo D’Alberto, infatti, «Teramo negli anni del centrodestra è stata raccontata per ciò che non è, non è stata valorizzata per ciò che ha e per ciò che può. Ci si è dimenticati delle sue enormi potenzialità, perché la città è servita ed è stata asservita ai destini politici di chi l’ha mal governata». Al di là di parole e annunci, insiste l’ex esponente dell’opposizione, «non si è lavorato sulla sua identità, sui valori che ne permeano storia, tradizioni, economia e cultura». È stata portata avanti una «non politica» dimenticando il recupero del teatro romano, non valorizzando il polo museale, lasciando la «disastrosa eredità della gestione del teatro comunale, e che ha consegnato come unico prodotto l’imbarazzante museo del gatto». Il terreno perduto finora può essere recuperato puntando su Teramo come capoluogo. «Chi ama la nostra città e le sue stupende frazioni vive quello che è successo come una offesa e chiede ai teramani di diventare protagonisti del loro futuro», conclude D’Alberto, « allontanando definitivamente dalla scena coloro che questo ruolo hanno usurpato». (g.d.m.)