D’Alberto contro la Regione «L’ordinanza crea confusione»

3 Maggio 2020

Il primo cittadino di Teramo contesta il testo del governatore che consente la ripresa di alcune attività «Queste cose vanno concordate con i Comuni, altrimenti esponiamo i cittadini a rischi inutili»

TERAMO . «Basta con ordinanze regionali adottate senza condivisione tra i livelli istituzionali e che producono solo confusione». È durissima la presa di posizione del sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, «che in un post pubblicato sulla propria pagina Facebook esprime «netta contrarietà nei tempi, nel metodo e nel merito» ai provvedimenti con cui il governatore Marco Marsilio avvia di fatto la fase 2 abruzzese dell’emergenza coronavirus. Gli atti, che consentono da domani un’ampia gamma di attività finora vietate, per il primo cittadino teramano – che è anche presidente regionale dell’Associazione dei comuni italiani, ma ha precisato che in questo caso non ha parlato in questa veste – smantellano «con previsioni generiche e ingiustificate le disposizioni emergenziali sanitarie vigenti in tutto il livello nazionale».
Con due conseguenze: «Una evidente incertezza e una grandissima confusione e disorientamento tra i cittadini, esponendoli con ciò a rischi inutili», e contestualmente «un’inaccettabile difficoltà nell'applicazione e nella vigilanza da parte di tutte le forze dell'ordine che devono attuarle in raccordo con le disposizioni nazionali», da cui deriva, a detta di D’Alberto, anche «un imbarazzo tra noi sindaci che sul territorio dovremmo dare risposte e indicazioni chiare». Il tutto si riassume, per il primo cittadino di Teramo, nel rischio di «caos istituzionale» in una fase ancora molto delicata dell’emergenza.
Al di là della mancata condivisione preventiva delle misure adottate, D’Alberto segnala una serie d’incertezze: «Non sappiamo, ad esempio, se le aperture di attività previste siano all'interno del singolo comune o permettono lo spostamento in altri comuni della regione. Non sappiamo che indicazioni dare alle nostre polizie locali in via generale per far rispettare quanto previsto dalle ordinanze, che peraltro non si pongono in linea con lo spazio di autonomia previsto per le Regioni dalla normativa nazionale. Ma soprattutto, non sappiamo se ci siano, e quali siano, valutazioni sanitarie puntuali che le supportino, che le giustifichino, che le sorreggano sul piano scientifico».
D’Alberto ricorda che la normativa emergenziale prodotta da ordinanze regionali «può trovare un fondamento ed essere motivata solo da ragioni di maggiore tutela della salute». Interventi migliorativi delle disposizioni nazionali sono necessari per D’Alberto. «Anche noi Comuni stiamo facendo sentire la nostra voce in tutti i tavoli istituzionali, per tutelare le istanze delle nostre comunità, per il presente e per il futuro», afferma, «ma senza perdere mai la bussola della seria responsabilità nella condivisione istituzionale di decisioni che riguardano la vita di tutti». L’invito dunque è a sospendere «immediatamente questa competizione tra livelli di governo: torniamo al serio e responsabile dialogo istituzionale».
Sulla questione interviene anche il gruppo politico Bella Teramo che bolla le ordinanze come «l’ennesima iniziativa surreale» di Marsilio. Per la lista civica del vicesindaco Giovanni Cavallari i provvedimenti firmati dal governatore «rischiano di condannare l’Abruzzo a una falsa partenza» rispetto alle indicazioni del governo. Bella Teramo va oltre la critica al contenuto del provvedimento, fornendone una chiave di lettura politica. «Già dal titolo si evince che il pout-pourri di misure sembra essere costruito di proposito affinché il governo diffidi la Regione», afferma, «e non sembra un caso che i provvedimenti di Marsilio siano sulla stessa linea di numerosi presidenti di Regioni dell’area di centrodestra, smaniosi di lucrare politicamente sulla giusta stanchezza dei cittadini».
Il governatore abruzzese, sempre secondo il gruppo politico guidato dal vice sindaco Cavallari, sarebbe in pratica, «al traino di decisioni prese altrove e lamentandosi del poco coinvolgimento sui tavoli nazionali dimostra di trattare alla stessa maniera i sindaci abruzzesi».
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