D’Alberto: giunta per cambiare La minoranza: hai troppe deleghe

Il sindaco presenta gli assessori e ringrazia i consiglieri delusi «che hanno fatto un passo indietro» Sui banchi della maggioranza però manca Bartolini e Verna abbandona quasi subito l’aula
TERAMO. Inizia con due assenze nelle file della maggioranza e una tensione che resta sottotraccia l’era dell’amministrazione guidata da Gianguido D’Alberto. Il sindaco si presenta nell’Ipogeo di piazza Garibaldi, per la seduta d’esordio del suo mandato, in completo blu cobalto e fascia tricolore sul petto. Nessuna sorpresa, né su nomi e deleghe degli assessori, resi pubblici 24 ore prima del consiglio, né sui malumori che serpeggiano tra gli alleati ma solo in parte emersi all’atto dell’ufficializzazione della nuova giunta. Le defezioni sono nel Pd da parte di due consiglieri reduci dalla passata esperienza amministrativa e non coinvolti in incarichi di governo. Flavio Bartolini comunica di essere impossibilitato alla presenza da impegni personali, Maurizio Verna fa giusto una fugace apparizione subito l’apertura dei lavori, giusto il tempo di depositare nell’urna la scheda bianca nella prima votazione per il presidente del consiglio, e poi si eclissa in sella alla sua bici. Prima di defilarsi, annunciando un rientro in aula che non ci sarà, esterna un paio di concetti di circostanza sulla sua mancata designazione a presidente del consiglio.
«Non sono deluso», dichiara, «ognuno si aspetta qualcosa e bisogna fare una scelta, anche perché i numeri sono quelli». Cataloga come «indiscrezioni giornalistiche» i pronostici che lo volevano alla guida del consiglio, incarico poi in effetti destinato ad Alberto Melarangelo. «I consiglieri del Pd hanno indicato lui», taglia corto, «va bene così». Se ne va e non fa in tempo a sentire i ringraziamenti pubblici che il sindaco rivolge a lui, a Bartolini «e a tutti consiglieri che hanno fatto un passo indietro». In questa fase D’Alberto ha ritenuto più opportuno puntare su altri ma spiega «la squadra che conta non è quella della giunta, ma la maggioranza e l’intero consiglio». Le nomine sono scaturite da «una profonda riflessione e da un confronto ampio con tutti i gruppi di maggioranza per arrivare alla massima condivisione possibile». Ne è nato un assetto incentrato su ambiti tematici, più che su deleghe in senso stretto, con un «mix di competenza, esperienza e rinnovamento». Anche in questo D’Alberto vuole dare un segno discontinuità. «Non ci saranno compartimenti stagni», spiega, «ma aree omogenee capaci di dialogare tra loro in giunta, con le commissioni e con il consiglio». Un’impostazione che, dai banchi dell’opposizione, per Mauro Di Dalmazio nasconde un rischio. «Le cointeressenze non diventino sovrapposizioni e conflitti di competenze», avverte, «che ingessino l’attività amministrativa». Nel centrodestra mancano Raimondo Micheli, per impegni familiari, e Giandonato Morra, alle prese con un piccolo intervento chirurgico. Ad affondare i primi colpi è dunque l’ex assessore di “Futuro in” Franco Fracassa che mette nel mirino le deleghe pesanti a ricostruzione e bilancio tenute da D’Alberto. «Lei ha definito spesso l’ex sindaco Maurizio Brucchi un uomo solo al comando», sottolinea, «ma al suo confronto è un dilettante». Immediata la replica del primo cittadino. «Uomo solo al comando per me è chi si sovrappone agli altri», osserva, Anche per il grillino Cristiano Rocchetti, però, vede il pericolo di sovraccarico per il sindaco «che invece deve avere un ruolo di regia». Sui banchi della giunta ci sono gigli. Li ha portati la vicesindaco Maria Cristina Marroni che spiega: «Sono simbolo di purezza e fedeltà che vogliamo incarnare, rappresentano l’arcangelo Gabriele e sant’Antonio, protettore dei bambini ai quali dedicheremo il nostro impegno».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

