D’Alberto: il commissario venga nel nostro cratere

1 Novembre 2018

Il sindaco lancia l’appello a Farabollini: l’emergenza teramana è sottovalutata In Comune oltre 700 pratiche per la ricostruzione leggera, serve più personale 

TERAMO . «Il nuovo commissario per la ricostruzione deve rendersi conto personalmente della situazione drammatica in cui si trova il nostro territorio». È un invito pressante quello rivolto dal sindaco Gianguido D’Alberto a Piero Farabollini, da poco designato dal governo a capo della struttura nazionale che gestisce gli interventi di ripristino per i danni causati dal terremoto del Centro Italia. Il primo cittadino lo ha rivolto direttamente al commissario nell’incontro da quest’ultimo convocato a Camerino con i rappresentanti di Regioni, Comuni, prefetture e uffici territoriali per la ricostruzione allo scopo di illustrare le linee guida del suo mandato. Farabollini, chiamato a sostituire Paola De Micheli, ha colto l’occasione per presentarsi ad amministratori, tecnici e autorità delle aree che rientrano nelle aree colpite dai terremoti susseguitisi a cavallo tra fine 2016 e inizio 2017.
«Ho ascoltato», premette D’Alberto, «il commissario si propone come tecnico, ma il suo ruolo non può essere solo questo: deve essere sopratutto politico». Il sindaco, che ha partecipato all’incontro insieme ai colleghi dei Comuni del cratere abruzzese, evidenzia la necessità di una funzione più alta richiesta a Farabollini. «Abbiamo bisogno di una figura che abbia la forza di interloquire con il governo e con le forze parlamentari per la re visione della normativa che disciplina la ricostruzione». D’Alberto torna a rimarcare il rischio che l’emergenza sul territorio teramano subisca «un’ulteriore sottovalutazione».
È un pericolo che «non ci possiamo permettere», scandisce il primo cittadino, a detta del quale va riequilibrato il rapporto tra le diverse aree colpite dagli sciami sismici. Su questo punto si è soffermato in particolare anche il sindaco di Castelli Rinaldo Seca, presente all’incontro di Camerino in rappresentanza della Provincia. Il territorio teramano rivendica, rispetto alle zone terremotate di Umbria, Marche e Lazio, un peso maggiore rispetto al 10 per cento finora riconosciutogli dalle norme che hanno istituito i crateri sismici. Il primo adempimento improcrastinabile è la proroga dello stato di emergenza che scadrà tra poco più di un mese, a fine dicembre. «Il commissario ci ha anticipato che il termine sarà posticipato», spiega D’Alberto, «ma non abbiamo ancora alcuna certezza su questo e si tratta di una decisione che non si può prendere da un giorno all’altro». C’è poi la questione della lentezza dell’ufficio speciale per la ricostruzione.
Alle pastoie burocratiche e procedurali, infatti, si aggiungono le difficoltà che la struttura territoriale ha fatto registrare fin dalla sua costituzione. «Manca una dotazione organica adeguata», evidenzia il sindaco, «il personale attualmente in servizio non basta». La carenza di tecnici che istruiscono le pratiche emerge come ostacolo anche rispetto a una delle soluzioni ipotizzate per snellire le procedure. «L’affidamento diretto ai Comuni degli interventi relativi alle inagibilità di tipo B, quelle che rientrano nella cosiddetta ricostruzione leggera», osserva il primo cittadino, «può essere utile, ma a patto che gli enti abbiano a disposizione più personale». L’amministrazione teramana si ritrova con oltre 700 pratiche per la riparazione di danni lievi e con gli impiegati cui dispone impiegherebbe anni a smaltirle tutte. Per questo, dunque, è necessario che Farabollini visiti il cratere abruzzese. «Ogni zona ha la sua specificità», conclude D’Alberto, «e solo così il commissario potrà averne piena consapevolezza». (g.d.m.)
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