D’Alberto: il decreto sicurezza viola anche la Costituzione

Il sindaco rincara la dose dopo la riunione con i colleghi all’Anci: «Non ha solo difficoltà applicative ma nega i diritti umani e va valutato dalla Consulta. Noi, comunque, intanto lo applicheremo»
TERAMO. «Il decreto sicurezza non ha solo delle difficoltà applicative, ma secondo me anche problemi di legittimità costituzionale. E, se non verrà cambiato, il Comune di Teramo chiederà una valutazione alla Corte costituzionale». Il sindaco Gianguido D’Alberto non recede di un passo dalle posizioni già espresse, insieme alla sua amministrazione, quando il provvedimento voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che modifica le norme sull’accoglienza dei rifugiati non era stato ancora convertito in legge. In quella fase, infatti, il Comune di Teramo fu il terzo – dopo quelli di Torino e Bologna – a prendere una posizione ufficiale attraverso una delibera di giunta nella quale si chiedeva di superare alcune criticità.
Queste criticità, oggi, sono state riconosciute anche dall’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, che giovedì a Roma ha riunito il proprio comitato direttivo, nel quale sono rappresentati i comuni capoluogo e le città metropolitane, proprio per discutere gli effetti della legge di bilancio e del decreto sicurezza. D’Alberto dice: «Si è cercato di fare la sintesi su una posizione istituzionale dell’Anci. E questa posizione è che ci sono criticità oggettive che possono mettere i Comuni in difficoltà. Lo riconoscono anche sindaci di centrodestra. Per questo l’Anci chiede un confronto immediato al ministero e di riproporre gli emendamenti finalizzati a superare queste criticità».
Nel dettaglio, D’Alberto spiega: «Il decreto non è adeguato a raggiungere gli obiettivi che si pone, ovvero una maggiore sicurezza. Perché la sicurezza si ottiene con l’integrazione, invece il provvedimento smantella il sistema di accoglienza esistente. Con la chiusura degli Sprar, e la cessazione delle garanzie date a chi chiedeva permessi di carattere umanitario, tutte queste persone – perché si parla di persone e non di numeri, questo bisognerebbe ricordarselo sempre – non avranno più quell’accoglienza che garantisce integrazione, resteranno sul territorio senza tutele e ci sarà inevitabilmente minore sicurezza».
D’Alberto tiene a chiarire che il Comune di Teramo applicherà comunque il decreto. «Sono state dette parole inaccettabili e molto offensive», dice, riferendosi evidentemente a Salvini, «contro i sindaci che hanno espresso il proprio dissenso. Non c’è una volontà di non applicare il decreto perché il nostro ordinamento non lo consente. Però il nostro ordinamento è anche basato sul rispetto dei principi costituzionali e, a parte i problemi applicativi della legge, ritengo che questa neghi i diritti umani sanciti dalla nostra Costituzione. Per questo, se non verrà cambiata», conclude il sindaco, «andrà fatto in modo che su di essa si pronunci la Corte costituzionale».(d.v.)
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