D’Alberto: «Il territorio deve recuperare il marchio Tercas»

24 Gennaio 2022

Appello a chi sta costruendo la nuova Banca del Mezzogiorno sulle ceneri della Popolare di Bari: «La nostra regione è trainante per numero di filiali e quota di mercato, le va dato un ruolo centrale»

TERAMO. Far rinascere la Tercas. Non quella di una volta, quella che fu la banca autonoma più grande del Centro-Sud, perché è impossibile. Ma, almeno, restituire il marchio Tercas alle filiali del territorio di quella che sarà la grande Banca del Mezzogiorno voluta dal Governo con il decreto legge 142 del 2019. Al di là del marchio, e prima di esso, dare all’Abruzzo un ruolo centrale nel nuovo istituto che nascerà dalle ceneri della Banca Popolare di Bari. È questa la nuova battaglia lanciata da Gianguido D’Alberto sia in qualità di sindaco di Teramo che di presidente dell’Anci Abruzzo.
D’Alberto dichiara al Centro: «Superata la fase di ristrutturazione e riorganizzazione e dopo il cambio al vertice della Bpb, è assolutamente necessario che Mediocredito Centrale (la banca d’investimenti dello Stato che controlla la Popolare di Bari, ndr) prenda in mano il governo del progetto di una grande Banca del Mezzogiorno, portando avanti scelte politico-istituzionali che non possono essere più dettate da logiche di salvataggio e correzione, ma che devono guardare allo sviluppo di un grande polo bancario del Sud. Questo polo non può che ripartire dai territori e dal valore aggiunto di quelle realtà, come la ex Tercas, fortemente radicate nel tessuto locale. E in quest’ottica l’Abruzzo non può che rivendicare un ruolo di primo piano. A confermarlo, d’altro canto, sono state recentemente le parole dell’ad di Mcc Bernardo Mattarella (vedi articolo a fianco, ndr)».
Mattarella ha pubblicamente evidenziato il peso dell’Abruzzo nell’assetto di Popolare Bari e questo per D’Alberto è il segnale di una possibile svolta. «Non era scontato. È una delle prime volte», dice il sindaco, «che viene riconosciuto il ruolo di traino dell'Abruzzo. In passato l’arrivo di Popolare Bari è stato fatto passare come un salvataggio di Tercas e Caripe e non era così. Ora la banca che deve nascere ha nell'Abruzzo il traino, non la coda o un peso da trascinare».
D’Alberto, ovviamente, parte dai numeri. Bpb in Abruzzo ha 67 filiali (35 nel Teramano, 24 nel Pescarese, sei nel Chietino e due nell’Aquilano) e una quota di mercato che sfiora il 25%. «L’Abruzzo», sottolinea, «ha il numero di filiali più importante e, se la banca vuole avere una prospettiva e vuole costruire un futuro di svolta, non può che partire dall'Abruzzo. Nonostante le sue vicissitudini, in Abruzzo Popolare Bari ha ancora la quota di mercato più importante e questo è possibile grazie al legame storico con il territorio. Ma non c’è solo questo. Lasciare l’Abruzzo o indebolire la presenza in regione in un momento in cui c’è un forte sviluppo grazie alla ricostruzione post-sisma, al Cis Abruzzo e al Cis cratere, ai Pnrr sisma e ordinario, sarebbe folle. Siamo in un contesto in cui il rilancio dopo le emergenze ha bisogno di una banca forte, ma il legame con il territorio dev'essere rafforzato. L'impostazione “Pugliacentrica” dev'essere superata, quindi basta con i tagli. È arrivata l’ora di tornare a investire sul territorio recuperando quote di mercato. Un’operazione che a mio parere non può prescindere dal recupero del marchio Tercas, anche in virtù di quella fidelizzazione da parte della clientela che rappresenta una ricchezza alla quale non possiamo rinunciare. La forte presenza della banca sul territorio non è un’elemosina, è un’opportunità straordinaria per la stessa banca».
D’Alberto metterà per iscritto la proposta al nuovo amministratore delegato di Pop Bari Cristiano Carrus. Intanto, lancia un appello: «È un momento in cui le istituzioni territoriali devono farsi sentire. Mi rivolgo a tutti i livelli istituzionali, finora l'unica voce è stata quella dei sindaci e di qualche parlamentare e il livello regionale è stato assente. Ora bisogna farsi sentire e far vedere di essere uniti».
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