D’Alberto: «Inciucio ai danni dei cittadini»

Il sindaco di Teramo: hanno strozzato il dibattito e approvato il piano industriale ignorando le criticità
TERAMO. «Qui oggi non sono entrati i cittadini». Il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto abbandona l’assemblea del Ruzzo denunciando l’inciucio che ha portato alla conferma di due terzi del Cda uscente. «I tempi della convocazione non hanno consentito la riflessione», afferma, «in quanto finalizzati a strozzare il dibattito e a chiudere l’operazione definita prima delle dimissioni». Inaccettabile, per il primo cittadino teramano, è anche la decisione di approvare piano industriale e pianta organica. «Temi fondamentali portati all’ordine del giorno con il Cda dimissionario», spiega, «e senza fare chiarezza sulle criticità evidenziate dall’Ersi, l’ente regionale di controllo sul servizio idrico». D’Alberto insiste sui costi del personale, definendoli «fuori controllo», e annuncia la prosecuzione della battaglia. «Andremo avanti cercando di trasmettere un messaggio chiaro sull’unica linea possibile», chiarisce, «riporteremo i toni nell’alveo della responsabilità istituzionale, ma mettendo al centro gli interessi dei cittadini».
I CAPIGRUPPO. Al fianco del primo cittadino si schiera la maggioranza consiliare, che taccia di protervia lo schieramento trasversale che ha confermato Alessia Cognitti e Alfredo Grotta, con l’aggiunta di Alberto Fagotti, nell’organismo di vertice del Ruzzo. I capigruppo di maggioranza in Comune parlano di un’assemblea «convocata esclusivamente per ratificare accordi politici già stabiliti e decisi fuori dalle sedi istituzionali e che assai poco hanno a che vedere con la gestione dell’acqua, sconfessando così il teorema artificiosamente costruito dal centrodestra per sostenere un inesistente isolamento del Comune di Teramo». La nota dei capigruppo non porta la firma del neonato gruppo di Italia Viva, che in una nota firmata da Flavio Bartolini esprime «vivo disappunto sulle modalità attraverso le quali si sia pervenuti alla gestazione ed al conseguente invio del comunicato dei capigruppo di maggioranza, seppur condivisibile nel merito, atteso che sarebbe stato auspicabile un maggiore coinvolgimento, considerato che tutti i capigruppo debbono avere pari dignità». Italia Viva sottolinea che «accanto all’identità di obiettivi, tanto nei grandi quanto nei piccoli temi, va condiviso il metodo; dal Ruzzo all’ospedale, tale metodo rafforzi la reciproca fiducia in un leale confronto, che proprio in ragione delle enormi sfide che ci attendono, sia scevro da preconcetti, ordini di scuderia e artate divisioni».
IL PD. Anche il segretario regionale e il commissario provinciale del Pd, Michele Fina e Pietro Di Stefano, sparano a zero sulla rielezione del Cda. «Abbiamo nuovamente assistito ad una mera operazione di potere che nulla ha a che vedere con gli interessi dei cittadini», affermano, «si è impedito qualsiasi confronto democratico all'interno dell’assemblea, privando di fatto di rappresentanza oltre un terzo del capitale sociale che nella realtà è tradotta in territori e cittadini». (g.d.m.)
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