D’Alberto: «Ora progettiamo il futuro»

23 Giugno 2021

Il sindaco: apriremo tanti cantieri, quando siamo arrivati non c’era alcuna programmazione e l’abbiamo riavviata da zero 

TERAMO. Il sindaco Gianguido D’Alberto non ci sta a far passare la sua amministrazione come lenta, improduttiva e inefficace. E s’inserisce nel dibattito riguardante il futuro della città, avviato sul Centro dall’ex deputato Pds Gianni Di Pietro e continuato dall’ex parlamentare del Pdl Paolo Tancredi, con una rivendicazione forte. In sintesi: «Noi siamo quelli che stanno programmando il futuro di Teramo, non si aprono cantieri senza una programmazione e quando siamo arrivati noi la programmazione non esisteva».
D’Alberto, secondo Tancredi per il rilancio di Teramo lei e i suoi state facendo troppo poco.
«Questa fase politico-amministrativa, segnata da ricostruzione e Covid, ha ereditato un periodo amministrativo, quello dal 2014 al 2018, caratterizzato da una crisi politica permanente e dal commissariamento del Comune, oltre che dalle calamità sisma e neve. Quel periodo ha visto una situazione di stallo totale per la città, quindi questo dev’essere il mandato della programmazione futura, della ridefinizione degli obiettivi».
Le viene contestato da più parti di non aver aperto un solo cantiere in tre anni.
«Un'amministrazione riesce a tagliare dei nastri solo se dietro c'è una programmazione che arriva a compimento. E quando siamo arrivati noi non c'era programmazione su nulla. Zero assoluto».
Il riferimento dei critici è soprattutto alla ricostruzione post-sisma, visto che per gli edifici pubblici i soldi sono arrivati già nel 2018.
«Noi abbiamo incardinato la progettazione di tutti gli interventi. È vero che c'erano i finanziamenti dal 2018, ma tutte le procedure erano all'anno zero. Noi poi abbiamo scontato le difficoltà interne del personale e un quadro normativo farraginoso, sbloccato con l'intervento di Legnini. Il mio obiettivo è far partire nel corso del mio mandato tutti i cantieri della ricostruzione e credetemi, viste le condizioni di partenza sarebbe un risultato miracoloso e straordinario. Pensate che all'Aquila dopo 12 anni ancora non viene ricostruita una scuola. Inoltre, Teramo per la ricostruzione si è ritagliata un ruolo istituzionale di rilievo nell’area vasta del cratere».
E le altre opere? Che visione avete della città?
«Mi basta dire che abbiamo impiantato progetti per oltre 50 milioni: da via Longo al bando per le periferie, dal bando per la rigenerazione urbana al teatro romano, dal teatro comunale e dal castello Della Monica al parco fluviale. Progetti che dialogheranno con quelli avviati da altri enti, come l’ex manicomio e la residenza universitaria. Penso che una progettazione di questa portata a Teramo non si sia mai vista. E c'è anche una progettazione d'intesa con la Soprintendenza e la Fondazione Tercas per i siti archeologici, che metteremo a sistema. Tutto è partito, anche la ridefinizione dei parcheggi. Su tutto abbiamo rimesso le mani e su tutto stiamo scrivendo il futuro della città. Chi dice che questa classe dirigente non si sta caricando il futuro non dice il vero. E non è vero, come dice Tancredi, che non dialoghiamo con Zooprofilattico su Campo della fiera: stiamo ragionando per trovare la soluzione migliore».
Tancredi boccia la Teramo Ambiente in house.
«Su Teramo Ambiente mi fa ridere che si metta in discussione un’operazione storica, epocale, che ha risolto un problema decennale che nessuno aveva voluto affrontare. La Team in prospettiva sarà un punto di riferimento a livello regionale nella gestione dei rifiuti».
Insomma, Tancredi non ha ragione su nulla?
«Io prendo sempre volentieri consigli dagli ex politici, però questa generazione di amministratori – con tutte le difficoltà del caso e con tutti i possibili errori – ha dovuto caricarsi anche gli errori della classe dirigente precedente, che ha pensato più ai destini individuali che al destino collettivo della città. Accetto consigli ma non lezioni da chi non ha tracciato il futuro pur avendo occupato ruoli rilevanti in momenti storici decisamente più favorevoli di questo».
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