D’Alberto: ora servono norme per sbloccare le case Ater

23 Ottobre 2019

Il sindaco: «Anche in questo decreto manca la semplificazione delle procedure sulla parte pubblica» Il Comune aderirà alla protesta delle lenzuola promossa dagli sfollati di Colleatterrato il 30 ottobre

TERAMO. Il Comune di Teramo aderirà alla protesta delle lenzuola promossa dagli sfollati di Colleatterato basso per il 30 ottobre, in occasione del terzo anniversario del sisma 2016. Una protesta volta a denunciare, ancora una volta, i ritardi nella ricostruzione. Ad annunciarlo è il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto che all’indomani dell’incontro con il premier Conte interviene sul decreto approvato in Consiglio dei ministri per denunciare, ancora una volta, l’assenza di misure per la ricostruzione pubblica.
Una questione che a Teramo incide profondamente sulle case Ater. «Non c’è nulla, anche questa volta, sulla ricostruzione pubblica», sottolinea il primo cittadino, «rispetto alla quale siamo tornati a chiedere una semplificazione delle procedure. Noi, tra l’altro, dentro la ricostruzione pubblica abbiamo la specificità dell’edilizia residenziale abitativa, dove l’effetto dannoso delle questioni irrisolte incide anche sul diritto alla casa». Se non si semplificano le norme, dunque, la ricostruzione delle abitazioni Ater rischia di restare al palo o comunque di avere tempi troppo lunghi. E visto che l’edilizia popolare è concentrata prevalentemente in alcune zone, il rischio è anche quello di spopolare interi quartieri. Ma non solo. Perché molte palazzine Ater hanno una compresenza di appartamenti di proprietà dell’azienda di edilizia pubblica e altri che invece sono stati riscattati dagli inquilini, che ne sono dunque diventati proprietari. Inquilini che però non possono usufruire della norma di semplificazione inserita nel decreto per la ricostruzione privata. «Nei condomini misti la linea è quella della prevalenza Ater», continua il sindaco, «e la norma sulla semplificazione non si applica alle case Ater. In generale, comunque, l’edilizia pubblica ha una specificità che non viene considerata, parliamo di una situazione in cui gli sfollati non sono responsabili del proprio destino».
L’unica norma che in qualche modo riguarda la ricostruzione pubblica, aggiunge il sindaco, è quella relativa alle scuole. «È una norma che serve a evitare lo spopolamento dei centri storici», spiega d’Alberto, «e dice che tra gli interventi del patrimonio pubblico è data priorità alle scuole che, se ubicate nei centri storici, devono essere ripristinate o ricostruitie nel medesimo sito a meno che non sia oggettivamente possibile. Ciò conferma la bontà della scelta da noi fatta sulla Savini e il Braga».
Proprio l’assenza di misure per la ricostruzione pubblica vedrà il Comune aderire alla protesta delle lenzuola promossa dagli sfollati. «I nostri sfollati stanno affrontando con grande dignità la questione del terremoto», conclude il sindaco, «siamo ormai vicini al 30 ottobre e al terzo anniversario del sisma e non ho problemi a dire che aderiremo come Comune alla protesta, silenziosa, e stenderemo le lenzuola bianche perché il tema della nostra comunità deve essere assolutamente preso in considerazione. Ancora ieri a Conte abbiamo detto che sulla ricostruzione pubblica non si può fare un decreto senza mettere nulla sulla semplificazione. In ogni caso prendiamo l’incontro di ieri come un’inversione di tendenza e un buon segnale di un nuovo rapporto istituzionale con Regioni e Comuni. Il nostro coinvolgimento, però, non può certo esaurirsi così».
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