D’Alberto: Ruzzo Reti a rischio per una gestione fuori controllo

5 Maggio 2022

Il sindaco di Teramo si fa portavoce del dissenso espresso da 15 Comuni sul bilancio della società «Non è vero che stanno risanando i conti, spese e debiti crescono. E si sottraggono al confronto»

TERAMO. All'indomani dell'approvazione del bilancio della Ruzzo Reti, è di nuovo il sindaco di Teramo a farsi portavoce della linea del dissenso verso «una governance che non sta risanando i conti e che crede di dover convocare i sindaci solo quando c'è da votare un bilancio del quale non c'è da andare fieri», ha detto Gianguido D'Alberto ieri in una conferenza stampa convocata per replicare ai numeri della società col supporto del collega di Castelli, Rinaldo Seca, e del consigliere comunale di Cortino Giancarlo Di Lucanardo, delegato per il suo comune.
LO SCONTRO. Uno scontro ormai aperto da tempo, che si gioca sui numeri e sugli equilibri politici. All'assemblea dei soci erano presenti 23 sindaci su 36: il bilancio è passato con 21 voti favorevoli, un astenuto (Civitella del Tronto) e un contrario (Cortino). Assenti Ancarano, Bellante, Castelli, Cellino, Colonnella, Controguerra, Crognaleto, Montorio, Mosciano, Rocca Santa Maria, Sant’Omero, Teramo e Torano Nuovo. «Con l'assenza si rimarca una linea di dissenso che abbiamo intrapreso tempo fa e che si allarga perché quello che accade nella Ruzzo Reti appare chiaro a tutti. Ribadisco che i sindaci non possono essere chiamati solo quando è ora di votare dei numeri. Occorre, e lo chiediamo da mesi, un confronto e l'avvio di un piano condiviso per risanare la società: noi vogliamo bene alla Ruzzo e vogliamo vederla in salute. Ma così non va. Lo dicono i numeri. L'attuale gestione politica sta minando l'azienda e mette a rischio il riaffidamento del servizio idrico», ha detto D'Alberto.
I NUMERI. Il sindaco ha fornito anche la sua lettura dei numeri. A partire da quelli del voto: «15 sindaci su 36 non hanno condiviso il bilancio. Il 57% delle quote societarie lo ha votato: mai nella storia si è verificato un dato così basso. È un segnale che la governance dovrebbe recepire». Quanto al bilancio, «se guardiamo i numeri si evince come ci sia una spesa per il personale di 4 milioni in più rispetto a quanto autorizzato dal piano d'ambito; i debiti dal 2018 sono cresciuti passando da 94 milioni agli attuali 112 milioni; sono cresciute in modo enorme le consulenze esterne perché molti servizi, come l'ufficio legale, sono stati smantellati. Ma ancora, chiediamo conto alla Ruzzo se è vero che il personale esternalizzato è transitato negli interinali. Tutto questo ricade sui cittadini che a fronte di scarsi investimenti vedono crescere i costi per l'acqua: paghiamo 50 centesimi in più al metro cubo», ha concluso D'Alberto, citando quel Luigi Einaudi caro alle aree liberali della politica, anche teramana: «Il denaro dei contribuenti deve essere sacro», ha detto invocando un cambio di passo. Per Di Lucanardo le criticità stanno anche nella mancata considerazione da parte del Cda dei dati previsti dal piano d'ambito: «Il soggetto gestore non deve solo presentare un bilancio in utile, ma anche rispettare il piano d'ambito e quello tariffario. Così non è stato: ciò avrà conseguenze gravi. I fondi destinati agli investimenti vengono usati per i costi operativi che sono nettamente superiori rispetto a quelli riconosciuti in tariffa».
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