D’Alberto: se chiudono il traforo si interrompe un pubblico servizio

12 Maggio 2019

Il sindaco di Teramo ne è convinto anche in qualità di avvocato dell’ufficio legale della Regione «Strada dei Parchi accampa motivazioni inconsistenti. È parte del problema, contribuisca a risolverlo»

TERAMO. Interruzione di pubblico servizio e violazione del diritto costituzionale alla libera circolazione. Per il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto non ci sono dubbi sul fatto che la chiusura del traforo del Gran Sasso, confermata a partire da domenica prossima e a tempo indeterminato da Strada dei Parchi durante una riunione che si è tenuta venerdì nella prefettura teramana, possa configurare questa doppia responsabilità a carico della società concessionaria di A24 e A25. La sua non è solo una valutazione politica. Il primo cittadino teramano di professione è avvocato nell’ufficio legale della Regione, per cui esprime un parere che va oltre il ruolo di amministratore direttamente interessato alla questione. «Si configura l’interruzione di pubblico servizio nella misura in cui la chiusura del traforo costringe all’utilizzo di percorsi alternativi inadeguati», spiega D’Alberto, che rincara la dose: «Viene messo in discussione anche il diritto costituzionale alla mobilità», aggiunge, «determinante la sua compressione a danno di tutti i cittadini».
Il sindaco di Teramo, tra l’altro, si dice per nulla convinto dalla motivazione fornita da Strada dei Parchi secondo cui il blocco della circolazione lungo le due gallerie sotto il Gran Sasso sarebbe necessitato dall’esigenza di non perpetrare l’eventuale illecito contestato nell’inchiesta sull’inquinamento della falda acquifera che vede coinvolti anche i vertici della società concessionaria. «Il problema non è l’utilizzo del traforo, non è il transito veicolare che determina l’ingerenza rispetto al sistema idrico», evidenzia il primo cittadino teramano, «ma si tratta della gestione dell’autostrada. Il pericolo si è manifestato per i lavori all’interno del tunnel». D’Alberto si riferisce all’allarme suscitato dall’individuazione nell’acqua di tracce provenienti dalle vernici utilizzate per ridipingere le gallerie, ma per lui la loro chiusura resta una scelta irresponsabile. «Strada dei Parchi non si può chiamare fuori, è parte del problema», afferma, «deve contribuire a risolverlo».
Il sindaco insiste su un punto. «Non risulta che la società, nei piani economici e finanziari presentati al governo», rileva, «abbia mai chiesto risorse per gli interventi di messa in sicurezza che le spettavano». La concessionaria, a detta del primo cittadino, è parte del problema come lo sono la politica e i laboratori di fisica nucleare. «Strada dei Parchi rientra in questo territorio, lo sfrutta e lo utilizza», conclude, «per cui deve assumere responsabilità che le competono».
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