D’Alberto: «Solo il Delfico è l’alternativa al Delfico»

Il sindaco: tutti devono spingere per rientrare in quell’edificio il prima possibile La ricostruzione delle scuole? Guardate L’Aquila, i tempi saranno per forza lunghi
TERAMO. Sindaco D’Alberto, in città c’è uno scoramento mai visto per la vicenda Delfico.
«È vero, l’impatto di questa chiusura è stato enorme. Perché quello è un pezzo della storia di Teramo e perché sono gli effetti di un terremoto senza che ci sia stato il terremoto: allo scoraggiamento si aggiunge il disorientamento. A me impressionano anche i numeri: ci sono da sistemare 1.200 persone, è come l’evacuazione di un piccolo comune come ce ne sono tanti in Abruzzo. Ma, di fronte a questo scoramento, mai come in questo momento dobbiamo lavorare per trasmettere fiducia nelle istituzioni e rafforzarla».
Non è facile, visto che in città a otto anni dal sisma ancora sono chiuse la Savini, la San Giuseppe, l’Ipsia...
«Guardate L’Aquila e i comuni del cratere 2009: la situazione delle scuole è ancora la stessa, i tempi per certi procedimenti sono lunghi. Noi a Teramo sulle scuole abbiamo una pianificazione delineata. Certo, può essere accelerata, ma in questo caso del Delfico il tema non è la ricostruzione. In questo caso si tratta di valutare l’effetto di questa decisione e reagire. Dobbiamo avere il massimo rispetto per la decisione assunta dalla magistratura ma affrontarla, perché l’alternativa al Delfico è il Delfico: non c’è alcun’altra soluzione permanente che consenta di dare soddisfazione a quella comunità scolastica. Bisogna immediatamente creare le condizioni perché si rientri, il prima possibile, nell’edificio».
Questo percorso deve necessariamente passare per un’azione giudiziaria: un ricorso che smonti la tesi del pm o che ottenga nuove verifiche sull’immobile.
«Certo. In questa fase si devono fare i conti con un contesto giudiziario, dunque ci sono da fare tutti gli atti necessari. Ma quello che mi preme dire è che, come istituzioni, c’è da lavorare tutti insieme sul rientro al Delfico, la situazione richiede questo intervento prioritario».
Fare la scuola jolly, dunque, non serve o è meno importante?
«Di una scuola jolly sia noi che la Provincia comunque avremo necessità negli anni: in città sono circa venti le scuole su cui ci sono finanziamenti per gli adeguamenti sismici, tra loro c’è anche il Delfico. Il percorso sarà molto lungo. Ma qui, attenzione, il tema non è la sicurezza, perché le scuole in cui vanno i nostri ragazzi sono sicure. Il tema è arrivare a un loro ammodernamento complessivo».
L’opposizione ha chiesto un consiglio comunale straordinario.
«Mah. Ogni strumentalizzazione politica in questo momento è del tutto fuori luogo e non giova a nessuno. Le istituzioni ora devono lavorare insieme, e così la politica. Al centrodestra che mi rimprovera i ritardi nella ricostruzione ribadisco: i soldi stanziati nel 2018 erano insufficienti non perché poi sono aumentati i prezzi, ma perché furono stanziati non sui progetti, ma su calcoli molto superficiali relativi alle dimensioni degli immobili. E la cosa riguarda tutto il cratere sismico».
Lei ha avuto l’idea di mettere i convittori del Delfico nelle famigerate case Ater di via Balzarini.
«Oggi quella è l’unica realtà residenziale disponibile in città, del resto quella struttura nasce con una finalità residenziale e non abitativa. Dei costi e della gestione delle utenze dovranno parlare Provincia, convitto e Ater. Potrebbe anche essere l’occasione per trovare una definitiva soluzione a questa problematica».
Gli alunni del convitto potranno andare davvero alla De Jacobis e alla San Berardo?
«Lì c’è capienza, ma stiamo facendo i necessari sopralluoghi e le verifiche sulla fattibilità. Auspico un grande dialogo tra tutti i soggetti interessati e la disponibilità di tutti a risolvere i problemi».
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