D’Alberto: «Teramo indebolita dal piano della rete ospedaliera»

4 Novembre 2023

Il sindaco contesta in commissione: «Meno posti letto in provincia e il Mazzini resterà di primo livello» Critiche anche dal consigliere Pd Pepe: «Indeboliti tutti i presìdi, è un’umiliazione per il territorio»

TERAMO. Piovono critiche sul piano della rete ospedaliera: a tuonare contro le scelte, fatte e non fatte, da parte della Regione sono il sindaco di Teramo Gianguido D'Alberto e il consigliere regionale del Pd Dino Pepe. Per entrambi il piano penalizza la provincia teramana, fra depotenziamenti e mancati investimenti.
L’ATTACCO DEL SINDACO
D'Alberto mercoledì è stato audito nella commissione sanità, in Regione, e ha fatto presente le sue istanze e doglianze circa il piano che «altro non è che un atto che da un lato sembra fotografare e cristallizzare l'esistente senza decidere, e dall'altro, in realtà, crea di fatto già le condizioni per attribuire gli ospedali di secondo livello a L'Aquila e Pescara, indebolendo fortemente Teramo e l'assetto sanitario della provincia», dice il sindaco, che nel suo intervento in commissione ha elencato quelle che ritiene le principali criticità del documento: dall'individuazione delle funzioni di secondo livello per Teramo solo per la rete delle emergenze cardiologiche alla mancata assegnazione della terapia intensiva neonatale al Mazzini (presente invece negli altri tre presìdi dei capoluoghi), fino alla decisione di allocare le centrali del 118 a L'Aquila e Pescara. «Teramo, essendo l'unica provincia che non ha sanità privata, viene inoltre penalizzata in termini di distribuzione di posti letto. Una distribuzione totalmente irragionevole, che vede il nostro territorio con la percentuale decisamente più bassa rispetto al parametro normativo e alle altre province», prosegue D'Alberto, che si dice preoccupato anche del depotenziamento dei presidi di Giulianova, Sant'Omero e Atri e della soppressione di diverse unità operative complesse. Un quadro che, secondo il sindaco, non mette in condizioni Teramo di avere un ospedale di secondo livello, come chiesto all'esito del consiglio comunale straordinario sul nuovo ospedale. La richiesta di D'Alberto è quella di rivisitare il piano restituendo «dignità alla sanità teramana».
LA CRITICA DI PEPE
Duro anche Pepe, che contesta l'assenza, in commissione sanità, del presidente Marsilio, dell'assessora Nicoletta Verì e degli organi tecnici del dipartimento sanità. E sul piano dice: «Rappresenta un’umiliazione per il territorio provinciale, ma preoccupano ancor più le prospettive che oggi la Regione non ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco, ma che appaiono del tutto evidenti leggendo la documentazione: un solo Dea di I livello in tutta la provincia, quello del capoluogo di Teramo, che perde ben tre unità operative complesse e, di fatto, è impossibilitato a competere con il presidio aquilano per l’attribuzione delle funzioni di II livello tra 36 mesi, stando ai parametri fissati nel cronoprogramma». Pepe critica anche la considerazione riservata agli altri tre ospedali teramani, che verrebbero indeboliti. Per Sant'Omero parla di «declassamento di due unità complesse» e per Giulianova rileva come ci sia il rischio di «perdere un servizio fondamentale come l’Utic». Per Atri «era lecito aspettarsi la giusta riconoscenza dopo lo straordinario lavoro svolto col Covid, e invece siamo costretti a fare i conti con il declassamento a semplice servizio di Oculistica», conclude il consigliere.
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