D’Alberto: vertici del Ruzzo sotto schiaffo

23 Dicembre 2020

Il sindaco evidenzia la spaccatura tra i sindaci sulle scelte del cda: «Non sono più solo a contrastarle»

TERAMO. Lo scontro politico sul Ruzzo si è riacceso due giorni fa con la nomina del collegio dei revisori, avallata da soli 21 sindaci su 36. E ieri il primo cittadino di Teramo Gianguido D’Alberto è tornato sulla questione con una nota in cui, dopo aver ribadito che il vertice della società acquedottistica ha posto in essere «l’ennesima prova di forza», scegliendo «una terna di professionisti riconducibili alla medesima area politica di chi governa l’organo di indirizzo», evidenzia i numeri del voto, parlando di «una spaccatura netta» e continuando: «Se prima eravamo soli come amministrazione comunale a gridare contro tale modalità di gestione, ad alzare le barricate, a levare la voce, ora, per la prima volta, a mettere in campo questa azione di rottura per il bene dei cittadini contro queste modalità di gestione della società, il fronte si è allargato; la breccia è diventata un solco trasversale, perché oggi la posizione comune è una posizione di tutto il fronte di coloro che non sono allineati con chi sta gestendo questa società, con l’aumento esponenziale dei costi che mette a rischio l’affidamento in house alla scadenza del 2023. La posizione assunta anche dal sindaco di Montorio, Fabio Altitonante, ormai dimostra che anche l’area del centrodestra è completamente spaccata e fa registrare un segnale importante e tangibile di come la situazione stia cambiando e che quanto accaduto sia l’ennesimo schiaffo alla società».
A D’Alberto ore dopo hanno replicato i tre componenti del collegio sindacale, contestando quanto scritto dal sindaco sulla loro appartenenza politica: «Cosa non condivisibile in quanto il sindaco non conosce affatto le nostre storie personali e non è accettabile che entri in discorsi a lui sconosciuti. La cosa che desta più perplessità è il mettere in dubbio “la nostra neutralità, il nostro potere di vigilanza e di controllo sullo stato di salute della società”: questo è professionalmente e eticamente del tutto inaccettabile. Ci auguriamo che tali argomentazioni, surreali e pretestuose, non vengano più riproposte».
D’Alberto ha subito controreplicato: «Stupisce come un organo tecnico e terzo – quale appunto il collegio sindacale dovrebbe essere – senta il dovere di entrare nel dibattito politico, istituzionale e societario della società della cui attività è chiamato a valutare gestione, conti e attività che si riverberano sui cittadini, chiamati a pagare le tariffe. Stiano sereni, i componenti, e pensino tranquillamente a svolgere il delicato lavoro che li attende. Non sono state messe in discussione la competenza e la professionalità dei membri nominati ma sul piano del metodo è stato profondamente contestato, dal sottoscritto e da altri soci di diverse appartenenze, il percorso che ha condotto alla loro nomina, privo di qualsiasi forma di dialogo, confronto e di ampio coinvolgimento».(red.te)