D’Alonzo: «I conti con il Pd non tornano»
Il candidato sconfitto: «Stravolgimento e travaso di voti nei comuni costieri e del primo entroterra»
TERAMO. «Qualcosa non ha funzionato». Valutazione amara, quanto scontata, quella del candidato sconfitto nella corsa alla presidenza della Provincia. Il sindaco di Crognaleto Giuseppe D’Alonzo, designato dal centrosinistra, la mattina dopo lo spoglio che lo ha visto soccombere nel testa a testa con Diego Di Bonaventura ha il tono di chi, sebbene non abbia smaltito la delusione, vuole capire dove si è annidato l’errore.
«Le valutazioni sono ancora in corso», esordisce, «ma il risultato è stato molto distante rispetto alle previsioni che mi vedevano in netto vantaggio». I conti politici nel Pd, il suo partito, e più in generale nel centrosinistra sono ancora da fare. Un dato, però, è certo: «C’è stata disaffezione nei miei confronti», sottolinea D’Alonzo.
I conti, insomma, non sono tornati in diverse zone del territorio provinciale dove i Dem e le coalizioni che governano i territori avrebbero dovuto garantirgli quel margine di sicurezza che lo avrebbe portato a conquistare la presidenza. «I Comuni della fascia costiera e in parte quelli del primo entroterra dove abbiamo diverse amministrazioni», osserva il sindaco di Crognaleto, «in realtà non hanno dato il riscontro atteso». Da Alba a Pineto, passando per Roseto, fino alla cinta formata da Mosciano, Bellante, Castellalto e Morro d’Oro, D’Alonzo ha raccolto molto meno di quello che si aspettava alla vigilia del voto che ha coinvolto poco più di 500 tra sindaci e consiglieri comunali.
«Si è trattato di un vero e proprio stravolgimento delle previsioni», fa notare il candidato sconfitto, «con un netto travaso di voti da una parte all’altra». Nulla o quasi da recriminare, invece, al capoluogo. «La maggioranza si è comportata in maniera egregia», precisa D’Alonzo, «quella scheda bianca uscita dall’urna indica che qualcosa in più si poteva ottenere, ma Teramo ha mantenuto l’impegno preso». Messi da parte i numeri, resta da fare l’analisi politica. «Sul piano strettamente ideologico non si spiega perché un consigliere eletto nel centrosinistra voti per un candidato presidente di centrodestra», osserva il sindaco di Crognaleto, «ma proprio su questo dobbiamo fare una riflessione approfondita». A parte le componenti civiche che, superato il livello locale, non si sentono vincolate a patti di coalizione, il problema sta soprattutto nel Pd. «Da questo lato il risultato non si spiega», conclude D’Alonzo, «ma lo analizzeremo nella prossima direzione del partito». (g.d.m.)
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