D’Angelo e D’Alberto, no ai tagli: «Sono a rischio opere e servizi»

Il sindaco: «Tanti Comuni in ginocchio, i lavori del Pnrr potrebbero diventare cattedrali nel deserto» Il presidente: «Pesanti conseguenze sul sociale, gli enti locali dovranno aumentare tasse e tariffe»
TERAMO. Da Teramo arriva un doppio no al taglio di risorse per gli enti locali deciso dal Governo (vedi servizio alle pagine 2 e 3), firmato dal sindaco del capoluogo e dal presidente della Provincia. Entrambi, sull’argomento, hanno inviato ieri note di protesta.
IL SINDACO. Gianguido D’Alberto scrive: «I Comuni, come più volte evidenziato dal presidente Mattarella, rappresentano non solo l’istituzione più prossima ai cittadini, ma soprattutto le sentinelle della coesione sociale e dello sviluppo del paese. Un ruolo che evidentemente non gli viene riconosciuto dal Governo nazionale, che li utilizza come bancomat per fare cassa, tagliando ingenti risorse e mettendo a rischio non solo la riuscita del Pnrr, ma la stessa erogazione dei servizi e, dunque, la tenuta sociale delle nostre comunità». In Abruzzo i tagli ammontano a circa 30 milioni dal 2024 al 2028 e il Comune di Teramo, aggiunge il sindaco, «proprio perché tra i più virtuosi, risulta uno dei più penalizzati, con un taglio di 1.319.449 euro in cinque anni, a cui si aggiunge un ulteriore taglio di 95.987 euro l’anno per il 2024 e 2025, relativo alla spending review informatica. Una riduzione di risorse importante, solo in minima parte mitigata dal riparto delle risorse residue dei fondi Covid, pari a circa 267mila euro dal 2024 al 2027. Solo per il 2024 il taglio complessivo per il Comune di Teramo ammonta a 376.636, che al netto delle risorse Covid scende a 312.371 euro». Il primo cittadino sottolinea: «Come Comune di Teramo, grazie ai fondi Pnrr, stiamo ridisegnando il volto della città, con importanti investimenti sulla rigenerazione urbana, che è allo stesso tempo rigenerazione sociale e culturale. Ma i tagli ai Comuni, reintrodotti proprio quando gli enti locali si stavano appena riprendendo dagli anni dell’austerity, rischiano di trasformare in cattedrali nel deserto le opere realizzate grazie ai fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza. Molti enti locali potrebbero essere messi in ginocchio dai tagli. Il Comune di Teramo, prudenzialmente, aveva già inserito in bilancio i tagli, con una prima stima, anticipando di fatto la pubblicazione delle relative tabelle da parte del Viminale e oggi di fatto dovrà solo inserire in entrata il riparto dei fondi Covid, ma in ogni caso avremo oltre un milione di risorse che non arriveranno e che ci avrebbero consentito di lavorare e programmare con maggiore serenità. Chiediamo dunque al Governo, con la prossima finanziaria, di tornare sui propri passi».
IL PRESIDENTE. Secondo Camillo D’Angelo «il governo nazionale è vittima di una dissociazione mentale che produce paradossi: da un lato si produce legislazione finalizzata al decentramento, invocando il valore dell’autonomia territoriale, ma dal lato opposto si tolgono risorse proprio agli enti locali. Questo atteggiamento è il segnale inequivoco della mancanza di strategia e di visione sul futuro del Paese, e dimostra quanto la maggioranza di destra sia inadatta a guidare l’Italia. Solo la Provincia di Teramo deve rinunciare a un milione e 230mila euro, pari a circa 246mila euro l’anno a partire da quello in corso e fino al 2028. Il governo sostiene che dai tagli resti esclusa la spesa sociale, ma da sindaco chiedo pubblicamente se il taglio delle risorse per le mense scolastiche, la manutenzione delle scuole, il trasporto pubblico locale non rappresenti una riduzione della spesa sociale. Non si può non capire che gli enti locali dovranno aumentare tasse e tariffe che ridurranno ulteriormente il potere di acquisto di salari e pensioni. E c’è anche un’aggravante: il taglio penalizza proprio gli enti virtuosi che stanno mettendo a terra gli investimenti del Pnrr con maggiore efficacia e rapidità rispetto ai ministeri e alle società statali. Chiedo a nome di tutto il territorio provinciale che il Governo faccia prima un esame di coscienza e poi una prudente marcia indietro».(d.v.)

