D’Ercole: «Errani costretto a lasciare per giochi politici»

Il vescovo di Ascoli alla festa di San Gabriele lancia accuse sull’addio del commissario e ricorda le vittime del sisma
ISOLA DEL GRAN SASSO. Nei giorni di drammatici anniversari e ricostruzioni che stentano a partire, è una messa celebrata per le vittime del terremoto di Amatrice ed Arquata del Tronto a segnare l’edizione 2017 delle celebrazioni per la festa di San Gabriele che nel santuario di Isola ieri ha visto 12mila fedeli. A celebrare la messa il vescovo di Ascoli monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliare all’Aquila negli anni del sisma, che in un’intervista all’ufficio stampa del santuario ha toccato l’argomento delle dimissioni di Vasco Errani da commissario per la ricostruzione. «Dietro l’abbandono di Errani ci sono dei calcoli e giochi politici», ha detto il prelato che ha guidato la solenne processione con l’urna del santo. «Noi vescovi con Errani avevamo un ottimo rapporto, un dialogo ben avviato, non si capisce come mai ad un anno di distanza ci sia questo abbandono. Indubbiamente ci sono dietro dei calcoli e giochi politici. Spero che la politica non prevalga sull’interesse della gente. La gente soffre e noi vescovi siamo a fianco della povera gente».
Il vescovo di Ascoli ha affrontato il tema della ricostruzione. «Credo che i ritardi siano inevitabili perchè la burocrazia italiana è molto lenta, ci sono norme che tendono a salvaguardare l’onestà dei procedimenti, ma a volte le norme sono eccessive», ha detto, «penso che la ricostruzione ha i suoi tempi, occorre essere concreti, non si può pretendere che ciò che è distrutto in un secondo si ricostruisca in un attimo. Ci vogliono anni. Il problema è l’accompagnamento delle popolazioni perchè la gente non perda la speranza, non abbandoni i propri paesi. Se la gente ha già deciso di andare altrove le case da ricostruire resteranno vuote». E ha aggiunto: «Non è che io chiedo qualcosa ai politici, ma voglio che ci rendiamo conto che il futuro è nelle nostre mani. Ognuno di noi ha il compito di fare ciò che deve fare fino in fondo, senza pretendere che altri facciano quello che noi dobbiamo fare. Solo dopo aver fatto il nostro dovere dobbiamo esigere da chi governa che compia fino in fondo il proprio dovere».
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