«D’estate sul Gran Sasso c’è troppa gente: nuove regole per gli accessi»

Il presidente del Collegio regionale delle guide alpine Di Giosaffatte: «Tanti senza attrezzatura adeguata e preparazione, serve un presidio»
TERAMO. Prima le differenze, fondamentali quando si parla di chi va in montagna. Perché ci sono quelli preparati, esperti, ben attrezzati per cui l’imponderabile può sempre capitare. E chi vive di montagna questo lo sa. Ma poi ci sono quelli delle maxi affluenze dei periodi estivi, delle escursioni fatte da chi è convinto che bastino solo le scarpe da ginnastica per inerpicarsi in quota senza conoscere sentieri e previsioni del tempo. Categoria, quest’ultima, per cui il rischio incidenti è sempre più alto perché è evidente che in questo modo anche una escursione facile può diventare pericolosa. Così come nei mesi estivi succede sempre più di frequente sulle montagne abruzzesi.
Ed è proprio da queste fondamentali differenze che parte l’analisi di Davide Di Giosaffatte, presidente del Collegio regionale delle guide alpine e degli accompagnatori di media montagna, esperto conoscitore delle montagne abruzzesi e non solo, che per il futuro guarda alla necessità di regolamentare gli accessi nei periodi di grossa affluenza e di predisporre presidi per verificare attrezzature e preparazione. Perché è evidente che maggiore è l’affluenza e maggiore la probabilità di incidenti. «È un tema che bisognerà affrontare per il Gran Sasso», dice, «quando soprattutto nei periodi estivi di maggiore affluenza diventa meta di tantissime persone. Faccio questo esempio proprio per far capire come queste situazioni vengono affrontate in altre realtà: sull’Etna, proprio nei periodi di maggior affluenza turistica, ormai da tempo c’è una regolamentazione degli ingressi perché evidente che più gente c’è e più il numero degli incidenti aumenta. Ci sono le persone preparate che vanno in montagna attrezzate, allenate, attente alle condizioni meteo, che conoscono le regole e la prudenza e a cui, nonostante tutto questo, l’imponderabile può sempre capitare. Poi ci sono i tanti escursionisti dell’estate che affollano i sentieri spesso senza nessuna preparazione e attrezzatura adeguata con un rischio incidente sempre più alto». Altro argomento che Di Giosaffatte introduce è quello dei presidi delle forze dell’ordine. «Anche in questo caso», precisa il presidente del Collegio regionale delle guide alpine, «l’esempio a cui far riferimento è quello del Monte Bianco. Qui alla base di una delle pareti più frequentate nei periodi di maggiore affluenza da tempo è stato istituito un presidio di gendarmeria che verifica il grado di preparazione e l’attrezzatura di chi accede. Quella dei presidi delle forze dell’ordine, a cui dare tutta la nostra collaborazione, è una ipotesi su cui iniziare a ragionare anche dalle nostre parti per regolamentare gli accessi nei periodi di maggior affluenza come quelli estivi quando il Gran Sasso viene letteralmente preso d’assalto». Perché chi vive di montagna non si stanca mai di ripeterlo: ci vuole sempre preparazione e umiltà nei confronti dell’ambiente che sui monti è sempre impegnativo, anche quando non sembra. «In montagna ci vuole riguardo per sè e per gli atri», aggiunge Di Giosaffatte, «perché quando poi gli incidenti avvengono i volontari del Soccorso impegnati rischiano sempre. E questo non bisogna mai dimenticarlo».
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