D’Ignazio: «Piano sanitario da ripensare»

Il consigliere regionale è d’accordo con Di Sabatino e invita le istituzioni teramane a fare squadra
TERAMO. «Il presidente della Provincia fa bene a contestare il piano sanitario. La difesa del territorio non ha colore politico e se vogliamo difendere la sanità teramana, sindaci, consiglieri regionali e presidente della Provincia devono essere uniti. Così nessuno toccherà il nostro territorio». Giorgio D'Ignazio, consigliere regionale di Ncd, invita le istituzioni teramane a fare fronte comune in linea con le recenti prese di posizione sul Centro di Renzo Di Sabatino e delle dure contestazioni mosse dal presidente al piano sanitario regionale che disegna per il presidio di Teramo un futuro da ospedale di primo livello e l'accorpamento di numerosi reparti con conseguente riduzione dei posti letto.
Giorgio D'Ignazio, a titolo di esempio di una razionalizzazione che definisce «scriteriata», cita i ridimensionamenti della chirurgia, della traumatologia e dell'ortopedia di Giulianova. «E' noto che specialmente in estate, in una località costiera, aumentano i traumi, come si può pensare di accorpare la chirurgia con l'ortopedia e ridurre i posti letto da 20 a 9?», dice D'Ignazio, che lancia anche una provocazione. «Siano coraggiosi e abbiano il coraggio di chiudere gli ospedali e i reparti come hanno fatto per il punto nascita di Atri, perché dire a parole che si vuole tenere in vita gli ospedali, ma di fatto dissanguandoli, è una presa in giro e non è rispettoso verso i cittadini».
D'Ignazio si concentra poi sul Mazzini di Teramo ed evidenzia come il declassamento a primo livello indebolisce anche l'alta specializzazione coma la neurochirurgia e la cardiochirurgia che finora hanno fatto di Teramo un punto di eccellenza. «E' un caso che un figlio d'arte come Di Eusanio stia abbandonando il capoluogo per andare ad Ancona? Io credo di no. Nella nostra provincia stanno tornando i viaggi della speranza per curarsi, ma certamente non è per assenza di bravi medici, ma solo per il dissanguamento dei reparti e e una disorganizzazione che si traduce nell'incapacità di gestire l'urgenza».
D'Ignazio, inoltre, spinge l'esecutivo regionale affinché si apra una riflessione sulla geriatria. «La popolazione sta invecchiando, l'età della vita si allunga, eppure le strutture geriatriche, e i reparti dedicati elle problematiche della popolazione più anziana, sono al lumicino. Questo piano va ripensato interamente ed è assurdo sostenere che, poiché a Roma c'è un ospedale ogni 500mila abitanti, in provincia di Teramo ne basta uno per 300mila. Roma ha il Sant'Andrea o il Gemelli che sono grandi quanto tutti e quattro gli ospedali teramani insieme. Inoltre noi non abbiamo cliniche private come avviene per Pescara e Chieti, che peraltro distano pochi chilometri. La democrazia cristiana, i socialisti e i liberali in passato lottavano insieme per il territorio. Il senatore Pci Franchi era accanto a Tancredi e la sanità era pensata per il territorio. Uniti dobbiamo tornare a fare questo».
Marianna De Troia
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