Da Teramo agli Usa scopre che la Via Lattea perde gas

L’astrofisico Enrico Di Teodoro è ricercatore alla “Johns Hopkins” a Baltimora «Ma torno a trovare mia madre o al mare a Roseto. Il mio sogno è lavorare qui»
TERAMO. La sua passione per l’universo è nata sulla spiaggia di Roseto degli Abruzzi dove da piccolo, nelle sere d’estate, restava ore ad ammirare il cielo stellato che si specchiava sul mare. Quello stesso panorama che negli anni a seguire ha contemplato dal Gran Sasso. E con il cielo abruzzese nel cuore, Enrico Di Teodoro, astrofisico 35enne, torinese di adozione ma teramano d’origine, ricercatore della “Johns Hopkins University” di Baltimora negli Usa ha conquistato il mondo scientifico con la scoperta di una misteriosa “perdita” di gas dal centro della Via Lattea.
Di Teodoro è il primo autore dello studio pubblicato sulla rivista scientifica “Nature” che potrebbe avere importanti conseguenze per il futuro della galassia. Un amore quello per l’astrofisica nato da bambino nell’Abruzzo che Enrico ama, dove ha trascorso i momenti più belli e autentici della sua vita e dove appena può torna per trovare la mamma a Teramo, per trascorrere le vacanze a Roseto, o per ammirare le sue amate stelle dalle nostre montagne. «Ho vissuto a Torino, ma sono abruzzese in tutto, soprattutto nella cocciutaggine e nella capacità di non arrendersi mai tipici della terra forte e gentile», racconta, «quel quadro di Van Gogh che ammiravo da piccolo in spiaggia mi ha fatto iniziare ad amare e studiare l’universo e l’Appennino abruzzese è il miglior posto per osservare le stelle. Qui c’è la mia famiglia e le mie origini che porto sempre nel mio cuore. La mia compagna di vita nonché collega e parte del team della scoperta Lucia Armillotta è pugliese, ma trascorreva durante l’adolescenza le sue estati a Pineto. La passione per le stelle che abbiamo entrambi è nata sotto il cielo d’Abruzzo che ci ha uniti nella vita e nella professione».
Una carriera iniziata nell’università di Bologna dove ha conseguito la laurea e il dottorato di ricerca in astrofisica per poi emigrare prima in Australia e poi negli Usa concentrando le sue ricerche sul centro della Via Lattea. Fino ad arrivare alla sensazionale scoperta che è stata una sorpresa per tutto il suo team, fatta sulle montagne del Cile utilizzando il telescopio “Alma”, un pezzo unico al mondo. «Il campo operativo si trova a 2.500 metri e ogni giorno, per due settimane, siamo saliti a 5mila metri per fare le osservazioni», prosegue, «Ho raccolto tantissimi dati e una volta elaborati non riuscivo a credere a ciò che avevo scoperto. Questo gas freddo e denso è il materiale che le galassie utilizzano per formare le stelle. Se c’è una perdita rilevante, come abbiamo osservato, la nostra galassia potrebbe esaurire il carburante che le serve per far nascere nuove stelle e potrebbe cambiare completamente le sue prospettive future. Ma tutto questo non avverrà prima di qualche centinaio di milioni di anni». Enrico si trova bene all’estero, ma vorrebbe tornare in Europa e l’Abruzzo è nei suoi progetti futuri. «Purtroppo l’Italia non offre molte opportunità ai giovani ricercatori e molti sono costretti a muoversi» spiega, «Vorrei tornare a fare ricerca qui e divulgazione scientifica nei territori e negli osservatori abruzzesi che sono vere e proprie eccellenze, come quello di Teramo che ha un gruppo di ricerca molto importante. In questi giorni molti teramani mi hanno riempito di lodi, ma sono io a ringraziarli e a essere orgoglioso delle mie origini. Per questo desidero che la mia scoperta “parli” italiano, ma anche abruzzese e teramano».
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