Da Terracina a Martinsicuro alla riscoperta della storia d’Italia

Presentato dall’omonima associazione e dal Parco Gran Sasso-Laga il progetto “Cippi antichi confini” che punta a ripristinare a fini turistici il percorso sul confine tra Stato pontificio e Regno di Napoli
TERAMO. Valorizzare un territorio ricco di storia e cultura, lungo l’antico confine tra il Regno delle Due Sicilie e lo Stato Pontificio, promuovendo un turismo “lento” e favorendo in questo modo anche il ripopolamento delle zone interne. Un obiettivo ambizioso quello del progetto “Cippi antichi confini”, presentato ufficialmente ieri mattina nella biblioteca Delfico dai vertici dell’omonima associazione e dal presidente del Parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga Tommaso Navarra.
Il progetto, che sarà illustrato nei dettagli il 6 e il 7 aprile a Civitella del Tronto, mira a riaprire il camminamento lungo l’antica linea di confine tra i due regni, attraverso il ripristino e l’ampliamento del sentiero esistente in modo da permettere la fruizione ciclopedonale di tutti i 470 chilometri che da Terracina, dove si trova il cippo numero 1, arrivano a Martinsicuro, in prossimità dell’ultimo cippo. Un viaggio attraverso la dorsale tirreno-adriatica, alla riscoperta di territori rimasti fuori dal turismo di massa. «Lo scopo del progetto è quello di sviluppare un turismo compatibile e ripopolare le zone interne», ha spiegato il presidente dell’associazione Cippi antichi confini Franco De Angelis, «un obiettivo che può essere raggiunto solo attraverso la promozione di un turismo lento attraverso un percorso ciclopedonale che ricalchi il vecchio sentiero di confine che partiva da Terracina e arrivava a Martinsicuro».
Il progetto, che coinvolge quattro Regioni (Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio), 90 comuni e 41 siti e parchi naturalistici, le diverse Province ed anche tutte le associazioni culturali legate alla storia del Regno delle Due Sicilie oltre a Cai e Wwf, è partito con la georeferenziazione dei 686 cippi originariamente posizionati lungo il percorso e prevede, tra le altre cose, la ricollocazione cartografica e satellitare dei cippi non più esistenti, l’adattamento di alcune parti del sentiero a percorsi fruibili da persone diversamente abili e il coinvolgimento di tour operator che si occupano di incoming nelle regioni interessate per proporre dei pacchetti turistici appositamente pensati. «Questo è un progetto che nasce un sogno», ha sottolineato il portavoce dell’associazione Cippi antichi confini Claudio Della Figliola, «da un concetto di libertà. I confini una volta dividevano, oggi devono unire. Abbiamo intenzione di recuperare quasi 650 cippi, che dividevano il confine tra il Regno delle Due Sicilie e lo Stato Pontificio, con il valore aggiunto che dentro questo progetto c’è anche il ripopolamento delle zone dell’Appennino che si sono spopolate negli anni. Il progetto non ha solo finalità storico-culturali ma anche economiche, enogastronomiche. Un recupero vero del territorio».
Partner del progetto, che è stato presentato al ministero dell’Ambiente per ottenere dei finanziamenti e che sarà presentato anche all’Unione Europea, è il Parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga. «Il parco ha come elemento centrale della sua attività la tutela ambientale», ha sottolineato Navarra, «ma rappresenta anche una comunità identitaria. In quest’ottica il progetto che presentiamo oggi si pone l’obiettivo di riscoprire, attraverso la storia, quelle linee trasversali di comunicazione anche economica tra l’Adriatico e il Tirreno e consentirà di attraversare il nostro territorio in termini esperienziali attraverso la linea di confine tra due stati che hanno scritto la storia d’Italia».
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