Dagli scavi di corso San Giorgio emerge una cittadella medievale

6 Settembre 2016

I reperti sono di valore storico e questo potrebbe allungare ulteriormente i tempi per i lavori Spunta anche il problema della condotta del Ruzzo: forse sarà necessario sostituirla

TERAMO. Sono parti di una struttura difensiva di epoca tardo medievale i nuovi rinvenimenti emersi dagli scavi che il Comune sta conducendo nell'ambito dei lavori di riqualificazione di corso San Giorgio. A confermarlo è l'ispettore archeologico di zona Glauco Angeletti, al termine di un sopralluogo condotto ieri nel tardo pomeriggio che ha chiarito certamente la natura dei reperti, ma non ancora i tempi per la ripresa dei lavori. Questo poiché ogni decisione sui tempi è rimessa al soprintendente unico per l'Abruzzo Francesco Di Gennaro.

«Si tratta di una strutta difensiva analoga a quelle già rinvenute durante gli scavi dell'Ipogeo», ha dichiarato Angeletti, «e non escludo che possano trattarsi dei resti della vecchia cittadella degli Acquaviva. Tuttavia va chiarito che non ci sono prove storiche che sia proprio quella. Certamente è una struttura difensiva che ha la sua importanza storica visto che è collocabile in epoca tardo medievale e che probabilmente fa parte di quel corpo difensivo facilmente individuabile nelle foto panoramiche della vecchia città di Interamnia. Ogni decisione tuttavia verrà assunta dal soprintendente che stabilirà anche se ci sono interventi da porre in essere e quali per tutelare i rinvenimenti».

Il problema principale è costituto da una vecchia condotta in ghisa del Ruzzo risalente agli anni 50 che taglia nettamente il muro difensivo. «Si tratta di un tubo imponente della larghezza di circa 80 centimetri», puntualizza Angeletti. «Ora il punto è che il danno è stato fatto e mi auguro che all'epoca dei lavori dell'installazione di quella condotta nessuno di fosse accorto dello scempio compiuto con questa interferenza. Certo è che adesso ogni valutazione dovrà essere bilanciata tra le esigenze di tutela delle strutture antiche con l'esigenza di un servizio collettivo da rendere, visto che si tratta della condotta principale dell'acqua di Teramo. Bisognerà valutare se quella condotta può rimanere, o se va sostituita visto che comunque è vecchia di 60 anni. Questo il Ruzzo dovrebbe domandarlo alla Soprintendenza».

Dichiarazioni che probabilmente aprono un nuovo squarcio sul passato e nuovi filoni di ricerca per gli appassionati e gli studiosi della materia, ma che probabilmente non rallegrano i commercianti i quali, insofferenti, chiedono all'amministrazione con maggiore insistenza e sempre minore sopportazione quando potranno vedere la conclusione dei lavori. Portavoce della preoccupazione economica dei commercianti è il noto libraio Antonio Topitti che ieri sulla sua bacheca Facebook è sbottato: «La Soprintendenza blocca, amministratori in vacanza e noi paghiamo pegno a rischio bancarotta».

Marianna De Troia

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