Dal sogno promozione alla fine della serie C: l’amarezza di una città

Dall’ex presidente della società De Berardis allo storico Serpentini: «Un epilogo che i teramani non meritavano, dispiacere e rabbia»
TERAMO. Cronaca e storia non si mescolano al rumore indistinto della polemica. Perché come sempre la differenza è fatta di un niente difficile da dimenticare, soprattutto quando s’impone la certezza che nulla sarà più come prima. Dal sogno svanito della serie B alla fine della C: ora che il pendolo della cronaca segna il tempo l’amarezza declina i pensieri della città biancorossa. Dice Ercole De Berardis, indimenticato ex presidente della società (con lui la vittoria nel campionato professionistico di C2 del 1985-86): «C’è una grande amarezza. Una cosa che non doveva succedere. Non mi sento di dare colpe a nessuno, ma forse da qualche parte c’è stata leggerezza. Ai miei tempi c’erano grandi squadre e non c’era uno grande stadio, oggi c’è un grande stadio ma non c’è una squadra. La storia dice tutto. Il nostro calcio all’epoca era un calcio molto più attuale di quello di oggi. Si puntava molto sul settore giovanile fondamentale soprattutto per le economie delle squadre».
Amarezza anche per Giancarlo Pulitelli, storico bomber degli anni settanta, teramano d’adozione: «È un dispiacere profondo. È difficile dare una lettura di quello che è successo, ma il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti. Ma di una cosa sono certo: il Teramo rinascerà, come non lo so ma sicuramente così sarà». Amarezza e rabbia per Elso Simone Serpentini, giornalista, storico, appassionato tifoso e profondo conoscitore del Teramo Calcio a cui ha dedicato diverse pubblicazioni. «Sono amareggiato e arrabbiato», dice, «amareggiato soprattutto dell’incuranza di tutta Teramo per quello che è successo. C’è stata una corresponsabilità notevole di tanti soggetti privati e pubblici per quello che è successo di cui oggi i tifosi pagano le conseguenze. Bastava fare una ricerca su internet per sapere che i Ciaccia già prima di prendere il Teramo avevano avuto guai giudiziari e magari riflettere prima di dare la squadra. Quello che è accaduto era già accaduto prima. Solo i tifosi non hanno colpa. Oggi resta quella cattedrale nel deserto che è lo stadio perché non c’è nessun elemento che leghi il Teramo Calcio allo stadio. La convenzione è sbagliata. Questa storia meriterebbe un processo se non altro etico: tutti colpevoli, parte lesa la città e i tifosi».
Per Ivan Speranza, capitano dell’era Campitelli che ha vissuto il sogno infranto della serie B «è una di quelle notizie che nessuno vorrebbe sentire. Oggi il vero dolore lo stanno vivendo i tifosi. Avendo vissuto il sogno finito della serie B io capisco quello che loro stanno provando. È una cosa irreale».
Da grande tifoso biancorosso l’ex sindaco Maurizio Brucchi dice: «Una brutta fine, una fine che non meritava». Per Filippo Di Antonio, imprenditore, «il Teramo è una squadra che merita la serie C. A questo punto spero possa ripartire con entusiasmo dalla serie D. Sarebbe auspicabile un presidente di Teramo e una compagine societaria teramana».
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