Dalle istituzioni alla sanità A Teramo il potere è rosa

26 Maggio 2016

L’ultima arrivata è il prefetto Graziella Patrizi, ma in tante hanno incarichi importanti. Di Pasquale: «Io ho sempre dovuto lavorare il doppio degli uomini»

TERAMO. Guidano le istituzioni, l’economia, la sanità e prima ancora di sentirsi donne, non dimenticano mai di essere per prima cosa ciò che rappresentano. A Teramo non si può certo dire che il potere indossa solo i pantaloni visto che gli enti e la guida di istituzioni importanti si stanno declinando al femminile. A titolo di esempio basti pensare alla Fondazione Tercas presieduta da Enrica Salvatore, alla presidenza del dell’Istituto zooprofilattico di Manola Di Pasquale, alla direzione sanitaria della Asl affidata a Maria Mattucci, al fatto che sala guida un importante Comune come Alba Adriatica c’è il sindaco Tonia Piccioni (e fino a pochi giorni fa il sindaco di Tortoreto era Alessandra Richi, poi caduta per la crisi politica, senza dimenticare Rosanna De Antoniis a Castel castagna) e infine al primo prefetto donna di Teramo, Graziella Palma Maria Patrizi, insediata da lunedì sulla poltrona di rappresentante del Governo.

Ruoli di potere differenti, maturati in ambienti differenti e che a seconda dei casi amplificano le differenze di genere, o le azzerano. È il caso ad esempio del prefetto Patrizi che non si sente affatto una mosca bianca rammentando che di donne alla guida delle prefetture italiane ce ne sono molte. «Io ho sempre svolto il mio lavoro come funzionario dello Stato, al servizio della collettività e riconducendo le difficoltà e i problemi a un ordine di cose naturale», ha dichiarato. «Credo di affrontare e di vivere problemi sul lavoro e in famiglia che possono avere tutti, anche in ruoli diversi dal mio. Non ho mai considerato le specificità dell’essere donna in relazione al lavoro. Penso a quello che si deve fare e penso ad avere ben presente la responsabilità che ricopro con spirito di adattamento e flessibilità. Che sono le caratteristiche che dovrebbe possedere chiunque si metta al servizio dello Stato e della collettività. Quando si diventa prefetto il lavoro diventa totalizzante. Le donne, essendo il perno della famiglia, si caricano il peso maggiore dei sacrifici personal, ma nella mia carriera più che le differenze tra uomini e donne, ho colto le differenze tra persone e persone».

Una diversa sottolineatura quella fatta dal presidente dello Zooprofilattico Manola Di Pasquale: «I ruoli di potere sono stati creati dagli uomini, dunque orari e modalità di svolgimento sono maschili, nel senso che non tengono conto degli orari per andare a prendere un figlio a scuola o per mettere a tavola un piatto di pasta. Un problema che si accentua in una società come questa dove viene meno l’ausilio pubblico per le famiglie. È complicato conciliare l’attività professionale, ruoli pubblici e politici con la dimensione personale. Uno sforzo amplificato dal fatto che mentre per l’uomo che assume un ruolo di comando si presume che sia bravo, la donna deve dimostrarlo a tutti. Io ho sempre lavorato il doppio, fin da quando sono stata il primo consigliere censore della Banca d’Italia. Il mio rapporto con il potere è di rispetto. Io sono prima l’istituzione, poi Manola».

Più severa Maria Mattucci, direttrice sanitaria della Asl di Teramo: «Gli unici problemi che una donna può avere nei ruoli di responsabilità sono quelli che derivano dalla lesa maestà maschile, sono gli uomini che non accettano le donne, ma la loro frustrazione non è un problema nostro. È un problema del corredo cromosomico e di quella Y. Non a caso la natura ha concesso alle donne la capacità di generare figli. Tuttavia nel mondo della medicina le donne ormai sono la prevalenza, e la loro sensibilità nei rapporti aiuta, specie per cogliere i meandri della psicologia di colleghi e pazienti. Io lavoro in direzione sanitaria dal ‘91, ma il mio essere donna in passato stupiva per lo più gli utenti. Una volta una paziente anziana, quando guidavo l’ospedale di Atri, mi chiese di parlare col direttore sanitario. Quando risposi che ero io disse: hii, ma tu sì femmn».

Più fluido il rapporto con i colleghi per il presidente della Fondazione Tercas Federica Salvatore, secondo cui il mondo dell’economia è sì maschile, ma non maschilista. «In Abruzzo poi abbiamo esempi virtuosi visto che anche il nuovo presidente della Fondazione Pescarabruzzo è una donna, Paola Damiani. Ma anche nel consiglio di indirizzo della Fondazione ci sono 5 donne e 5 uomini. Io devo dire che nella mia vita ho avuto una serie di fortune e tra queste annovero il clima sempre positivo che ho avuto nei contesti maschili che non hanno condizionato il mio percorso. Però riconosco anche che in altri ambienti, in un passato più o meno recente era diverso. Io sono un'ex bancaria, nel 1992 lavoravo per il Credito Italiano e all’epoca mi fu detto chiaramente che a parità di performance e bagaglio formativo, da donna le mie prospettive erano ridotte rispetto ai colleghi uomini. Ora diverso. Tuttavia sono scettica sulle quote rosa, preferisco parlare di persone giusto al posto giusto».

Marianna De Troia

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