Danni lievi, rischio stop per quattromila pratiche

22 Luglio 2019

D’Alberto sollecita il commissario: «Deve emettere subito l’ordinanza  che trasferisce ai Comuni le funzioni per le case lesionate classificate B e C» 

TERAMO. A quasi un mese e mezzo dall’approvazione definitiva del cosiddetto “Sblocca cantieri” il trasferimento delle funzioni ai Comuni per le pratiche degli immobili con danni lievi, classificati B e C, è rimasta lettera morta. A denunciarlo è il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto che sottolinea come ad oggi il commissario straordinario non abbia ancora emanato la necessaria ordinanza. «Lo sblocca cantieri si è bloccato», dichiara il primo cittadino, «Ad oggi, infatti, quel poco che è stato inserito per far partire la ricostruzione, che ripetiamo è assolutamente insufficiente, di fatto non è ancora operativo. Un esempio su tutti è quello relativo al trasferimento ai Comuni delle funzioni per le pratiche degli immobili classificati come B e C, rispetto al quale manca ancora l’ordinanza commissariale».
La legge approvata in Parlamento prevede infatti che i Comuni possano richiedere, attraverso un’intesa con l’Usr, il trasferimento delle pratiche per gli immobili con danni lievi e livello operativo 4. Ma per poter procedere all’intesa è necessario che il commissario Piero Farabollini emani la relativa ordinanza destinata a fissare modalità e criteri del trasferimento, anche in relazione alle unità di personale. Il tema è di fondamentale importanza, soprattutto se si vanno a leggere i numeri della ricostruzione privata. Fino ad oggi sono infatti 1380 le pratiche arrivate all’Usr per quanto riguarda l’edilizia residenziale e le attività produttive, di cui 145 definite. Tra queste 1380 la maggior parte riguarda abitazioni classificate come B e C e da qui a fine anno è atteso l’arrivo di altre 4mila pratiche circa solo per i danni lievi. Il passaggio di parte di queste pratiche ai Comuni, dunque, potrebbe contribuire ad accelerare la ricostruzione leggera. «É necessario che l’ordinanza per il trasferimento delle funzioni venga emanata quanto prima», continua D’Alberto, «e lo dico perché non vorrei che i cittadini pensassero che i Comuni non stanno facendo nulla. Ovviamente torniamo anche a chiedere maggiori risorse in termini di personale, visto che le 200 attualmente previste per 193 Comuni e gli Usr sono assolutamente insufficienti». Secondo D’Alberto e i sindaci del cratere del centro Italia sarebbero infatti necessarie almeno 500 unità da ripartire tra i vari territori. «Noi, intanto, stiamo procedendo a potenziare l’ufficio sisma del Comune», continua D’Alberto, «strutturandoci per accogliere le nuove funzioni. Procederemo quindi all’integrazione di nuovi 4 tecnici e stiamo cercando di individuare anche eventuali figure esterne». Resta ovviamente aperto il discorso sulla ricostruzione pubblica, ferma al palo in tutto il cratere. «Nella proposta di decreto legge alla quale stiamo lavorando come Anci», conclude D’Alberto, «chiederemo un ulteriore semplificazione normativa e un ampliamento delle risorse rispetto alle quale sarebbe fondamentale poter reclutare personale nelle società in house».
©RIPRODUZIONE RISERVATA