«Daspo per gli amministratori e tutela per i dipendenti»

2 Marzo 2016

TERAMO. Un “Daspo” per gli amministratori della banca e tutele invece per i dipendenti costretti ad applicare le loro direttive. È quanto chiede Massimo Masi il segretario generale della Uilca, il...

TERAMO. Un “Daspo” per gli amministratori della banca e tutele invece per i dipendenti costretti ad applicare le loro direttive. È quanto chiede Massimo Masi il segretario generale della Uilca, il sindacato dei bancari aderente alla Uil, in merito all’inchiesta sulla presunta truffa della vendita delle azioni Tercas alla clientela che vede coinvolti 28 persone, la maggior parte delle quali dipendenti della banca. Una notizia, sostiene il sindacalista, «estremamente preoccupante e che apre scenari di grande inquietudine, per la ricaduta sui dipendenti delle conseguenze di attività commerciali volute dai vertici delle banche». «Ho più volte dichiarato», aggiunge Masi, «che le responsabilità per prassi improprie di certe banche sono da trovare nelle governance e nei top management, che hanno spinto i lavoratori a vendere prodotti degli stessi istituti con pressioni commerciali vessatorie e continuate. Da qui la nostra proposta di un Daspo per questi amministratori».

L’inchiesta teramana riguarda in particolare la vendita di azioni della Tercas a clienti che volevano invece sottoscrivere un contratto di pronti contro termine, clienti che hanno subìto prima il blocco della negoziazione disposto dalla Banca d’Italia in seguito al commissariamento della Tercas e poi l’azzeramento del valore del titolo. «Se nel tempo», aggiunge Masi, «quei prodotti sono risultati inadeguati o pericolosi, a seguito di un andamento negativo delle banche per errate scelte manageriali non può essere responsabilità dei dipendenti, che spesso, tra l’altro, ne erano loro stessi sottoscrittori». Ora però i dipendenti sono esposti individualmente a responsabilità civili, penali e patrimoniali individuali, per cui – sostiene Masi – «è necessario che le aziende facciano fronte. In questo senso le tutele previste nel contratto nazionale possono essere insufficienti o inadeguate per la portata delle fattispecie che si stanno configurando, in quanto determinano tutele solo al termine di eventuali percorsi giudiziari, quindi con dipendenti esposti economicamente per lungo tempo, e un risarcimento solo in caso di conclusione positiva della vicenda. L’intervento della magistratura, come dimostra il caso di Tercas, può essere oggi ancora più ampio, ed estendersi anche al personale di altri istituti di credito, dove sono in corso, o si possono aprire, ulteriori indagini. Quindi è indispensabile trovare soluzioni adeguate a livello di settore». Il segretario della Uilca chiede quindi un tavolo di confronto con l’Abi.

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