De Prisco, addio con commozione «Attenzione alta alla criminalità»

26 Gennaio 2022

Ultimo giorno per il prefetto in città: «Vado via per un incarico stimolante, ma oggi prevale la tristezza Territorio di straordinarie potenzialità, società e politici devono difenderlo da aggressioni malavitose»

TERAMO . «Rimarrò legato a questo territorio perché è stato la mia prima prefettura e quindi, pur nella soddisfazione di assumere un incarico molto delicato di rapporti tra gli organi della Santa Sede e gli organi di polizia, in un contesto molto stimolante, in me prevale la tristezza di dover lasciare Teramo». Nel giorno dell’addio Angelo de Prisco affida a queste parole, per un attimo incrinate dalla commozione, il suo saluto alla comunità provinciale.
Prefetto, quale realtà lascia al suo successore?
«Questa è una provincia che ha straordinarie potenzialità, in sé ha tutti gli elementi per poter vedere il futuro con prospettive di crescita e di sviluppo. È un territorio che ha dalla sua diversi elementi di ricchezza culturale e naturalistica, ma c'è anche soprattutto una tensione verso il lavoro e l'impresa che non è facile trovare in altre realtà del Paese».
Quali le criticità che ha affrontato?
«In questi 22 mesi abbiamo assistito a importanti crisi del settore produttivo e industriale, molti hanno cessato le loro imprese e questo dà un senso di amarezza: ogni saracinesca che chiude è una sconfitta».
E le potenzialità?
«L’università è un punto importante, cruciale per un territorio come questo: una grande università, con grandi docenti. Notevole è la spinta anche culturale del vescovo, ma sopratutto c'è, a livello politico, una grande predisposizione verso il futuro. C’è una classe politica di giovani che ha a cuore le sorti di questo territorio. Bisogna fare ancora più rete e alcune vicende di questi 22 mesi oggettivamente non sono sembrate comprensibili».
A cosa si riferisce?
«Posso far riferimento alla questione degli impianti dei Prati di Tivo: sono arrivato ed erano in una certa situazione. Adesso sono nella stessa condizione, anche se si avvia finalmente una soluzione. Per un territorio come Teramo, però, quella realtà dovrebbe essere la priorità di tutti».
Qual è la situazione sul fronte della sicurezza?
«È un territorio fortunatamente non ancora aggredito dalla criminalità organizzata. Abbiamo avuto dei segnali, ho dovuto adottare due interdittive antimafia a pochi mesi dall’insediamento, ma l’aspetto sicurezza è limitato alla criminalità di tipo comune. Preoccupa la diffusione di droga, soprattutto in alcune aree della provincia, ma le forze dell'ordine hanno tutta la possibilità, lo hanno dimostrato, di saper affrontare questa fenomenologia».
Come tutelarsi dal rischio di infiltrazioni criminali più massicce?
«Mi sento davvero parte di questa provincia e ci tengo davvero che le forze dell’ordine, ma soprattutto la politica e i cittadini, riescano a tenere il territorio in sicurezza rispetto agli interessi della criminalità organizzata: vi dovete difendere, dovete allertare i sensori perché Teramo e la sua provincia potrebbero essere una sorta di mercato di espansione per la criminalità organizzata. In questi mesi si gioca il futuro della sicurezza e della serenità di questa provincia. L’arrivo dei flussi finanziari legati sia alla ricostruzione sia al Pnrr susciteranno gli appetiti del crimine organizzato. Dovete alzare il livello di attenzione, lo devono fare la società civile e i politici, perché le strutture della sicurezza sono al massimo livello di qualità. Il nuovo prefetto viene da ruoli della polizia di Stato: quindi sul tema della sicurezza offrirà le massime garanzie».
Il suo mandato è coinciso con l’esplosione della pandemia: come ha reagito il territorio?
«I teramani hanno dimostrato in questi 22 mesi, in un momento di grave crisi sanitaria, una grande capacità di rispetto delle regole. Sindaci e amministrazioni hanno sempre avuto un atteggiamento di collaborazione e di partecipazione. Tutti i provvedimenti adottati nelle fasi più critiche sono stati condivisi».
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