De Sanctis, addio amaro: «Colpita dai consiglieri più vicini a D’Alberto»

L’ex assessore accusa il sindaco: «Solo slogan sull’emergenza abitativa Core e Falini usciti da “Insieme possiamo” per sollevarmi dall’incarico»
TERAMO . Tradita dal sindaco e dagli ex compagni di gruppo consigliare. È un lungo messaggio, carico di amarezza e di accuse, quello con cui l’assessore dimissionato Ilaria De Sanctis racconta la sua verità sul rimpasto in giunta e si congeda all’amministrazione. Si affida a una lettera aperta nella quale chiama in causa il primo cittadino Gianguido D’Alberto e, senza citarli per nome, i consiglieri Andrea Core e Sara Falini, passati da “Insieme possiamo”, la lista che lei rappresentava nella squadra di governo cittadina, al gruppo misto.
L’emergenza ignorata
De Sanctis torna alla scelta di assegnarle le deleghe a sociale ed edilizia pubblica. «Temi a me molto cari», li definisce, «su cui, nonostante la poca attenzione da parte dell’amministrazione e del sindaco in primis, ho messo tutta me stessa». Per l’ex assessore infatti «non basta enunciare principi di massima durante gli incontri istituzionali per dire che questi aspetti sono fondamentali. Non bastano i selfie o i post sui social. Occorre poi mettere in campo le azioni affinché ciò che si dice, poi, diventi realtà». De Sanctis porta l’esempio dell’emergenza abitativa. «Dal primo programma elettorale, nel 2018, via Longo è una priorità», ricorda, «la situazione di quelle palazzine, nel corso del tempo, è peggiorata in maniera esponenziale e dentro ci continuano a vivere le persone così come altre vivono nelle stesse condizioni in altri appartamenti comunali. Dopo essere riuscita a far inserire un capitolo di bilancio specifico per le manutenzioni delle case popolari, ho capito che è stato un contentino, uno specchietto per le allodole usato dal sindaco per rabbonire quei cittadini. Ho trascorso gli ultimi mesi a sollecitare gli uffici che gestiscono il patrimonio, anche se la mia delega era limitata agli aspetti legati ai bandi per l’assegnazione delle case e a quelli amministrativi, a intervenire su via Longo, ma c’era sempre altro da fare. A parte qualche "pezza" buttata in maniera disorganizzata, nulla è stato fatto: con circa 200mila euro cosa si può realizzare? Siamo stati i primi, però, a infuriarci con l’ Ater per via Adamoli».
La trappola politica
De Sanctis si ritene «fonte di frustrazione, di invidia e di rancore» da parte dei consiglieri «più vicini» al sindaco, «chi nello scorso mandato è stato assessore o chi l’assessore non l’ha fatto mai». Ribadisce di aver creduto allo slogan: «Non padrini, non padroni» ripetuto a più riprese da D’Alberto. «La verità è un’altra», confessa, «per sollevarmi dalla giunta il sindaco ha faticato un po’, sia perché sono stati in molti, che in questi due mesi “di decisioni”, lo hanno avvicinato chiedendogli di non farlo, sia perché doveva trovare la giustificazione. Ecco che prima un consigliere annuncia l’uscita da “Insieme possiamo” con una conferenza stampa alla fine della quale il sindaco lo abbraccia. Pochi giorni dopo esce l’altra piangendo. Entrano nel gruppo misto e il sindaco è alle strette: con quattro consiglieri “Insieme possiamo” non può mantenere tre assessori. Il gruppo del presidente della Provincia, intanto, che ha eletto tre consiglieri, vuole il secondo assessore e al presidente della Provincia non si può dire di no». Per l’ex assessore dimissionato, dunque, la città «ha più padrini e più padroni di quanti ne abbia avuti nella storia».
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