Debito con il Cirsu, scontro in consiglio

11 Maggio 2018

Il Comune deve pagare un milione 200mila euro per una controversia iniziata nel 2009. Pavone accusa la maggioranza

ROSETO. Acceso dibattito durante il consiglio comunale di ieri sul milione e 200mila euro che il comune di Roseto sarà costretto a pagare in seguito al debito contratto negli anni passati col Cirsu, il consorzio intercomunale dei rifiuti dichiarato fallito il 10 settembre 2015. La controversia iniziò nel 2009, quando il comune rosetano, assieme a quello di Giulianova, diede parere contrario a degli aumenti retroattivi sullo smaltimento dei rifiuti, poiché i consigli comunali avevano già approvato i propri bilanci. A tal riguardo, l’allora amministrazione Di Bonaventura invitò ad esprimersi sulla questione consiglieri ed assessori, che espressero parere contrario. Da allora ci si divise fra chi riteneva ingiusto e chi opportuno saldare il debito contratto. «Le stesse persone che dicevano che non era dovuto pagare questa cifra oggi continuano ad amministrare ed ora faranno cacciare questi soldi ai cittadini aumentandogli le tasse», ha detto Enio Pavone, attuale consigliere d’opposizione e sindaco dal 2011 al 2016. «Allora scelsero di non farlo perché aumentare di un ulteriore 40% la tassa sui rifiuti, essendo nelle vicinanze della campagna elettorale del 2011, avrebbe messo in cattiva luce l’amministrazione uscente». Pavone ha poi precisato, come già fatto in passato, che durante la sua gestione cercò in ogni modo di trovare una transazione, incontrando però una serie di ostacoli di varia natura. La consigliera Rosaria Ciancaione, all’epoca dirigente di ragioneria del Comune, conferma in parte quanto ribadito da Pavone. «L’amministrazione tentò una transazione, ci vennero chiesti 800mila euro e noi ne proponemmo 600» ricorda Ciancaione. «Successivamente facemmo la proposta per chiudere a 700mila euro e sembrava che tutto dovesse andare per il verso giusto. Purtroppo ci fu un ripensamento dall’altra parte, negandoci la transazione e pretendendo dal comune un acconto di oltre 500 mila euro». Chiamato in causa, l’attuale consigliere di maggioranza ed allora assessore all’ambiente Achille Frezza, ha replicato chiarendo le mosse volute nel 2009 dalla giunta Di Bonaventura. «Vi sembrava giusto che, dopo essere giunti ad un accordo, ad un certo punto si chiedeva di farci pagare una tariffa doppia o tripla?», ha chiesto Frezza ai colleghi d’opposizione, chiarendo poi come il problema riguardava principalmente Roseto e Giulianova in quanto città più grandi delle altre, quindi costrette a smaltire più rifiuti e di conseguenza a pagare di più. «L’attività dell’amministrazione nell’occasione è stata corretta nei riguardi dei cittadini e non abbiamo ritenuto opportuno pagare più di altri senza un accordo che lo prevedesse inizialmente», conclude l’ex assessore all’ambiente.
©RIPRODUZIONE RISERVATA