Delfico, D’Alberto chiede di riconoscere lo stato d’emergenza

Il sindaco in consiglio comunale: «Regione e ministero devono garantire la copertura delle spese necessarie»
TERAMO. La situazione del convitto-liceo Delfico e la sicurezza delle scuole hanno dominato il question time di ieri. Il consiglio comunale dedicato alle interrogazioni non poteva del resto che stare sulla stretta attualità e su quello che è uno dei momenti più critici per Teramo con il sequestro dell'edificio di piazza Dante. Un'emergenza scolastica e sociale per la quale ieri il sindaco Gianguido D'Alberto, rispondendo alle interrogazioni della minoranza, è tornato a chiedere un coinvolgimento diretto degli enti sovraordinati, quali Regione e ministero dell'istruzione, ritenendo necessaria la proclamazione di uno stato di emergenza che «permetta di gestire questa situazione straordinaria con mezzi straordinari, a partire dalle risorse: ora la priorità è che venga riconosciuto uno stato di emergenza. Sono in contatto da giorni con il senatore Bagnai, come intermediario del ministero, affinché venga data copertura finanziaria a questa complessa situazione, ma anche la Regione deve fare la sua parte», ha detto.
SCUOLE E SICUREZZA. L'opposizione ha puntato il dito in particolare sull'assenza di strutture scolastiche capaci di accogliere gli studenti sgomberati improvvisamente dal Delfico. In particolare Franco Fracassa (Futuro In), Alessio D'Egidio (gruppo misto) e Maria Cristina Marroni (Teramo è meglio) hanno sottolineato come a distanza di otto anni dal sisma non sia partita la ricostruzione per le scuole lesionate gravemente (come Savini e San Giuseppe) e neppure per quelle che dovevano essere sottoposte a miglioramento sismico, come la De Jacobis dove da oggi arriveranno i 129 bambini della primaria del Delfico. Su questo, alcune famiglie nei giorni scorsi hanno sollevato dubbi sulla sicurezza e altrettanto hanno fatto ieri in consiglio i rappresentanti dell'opposizione. D'Alberto ha rassicurato, spiegando come sia all'interno della De Jacobis che della San Berardo (che da oggi accoglierà 139 studenti delle medie del convitto) siano stati eseguiti tutti i sopralluoghi tecnici necessari ed entrambi gli edifici siano risultati sicuri: «Per la De Jacobis non vi è nessun atto che parla di inagibilità. L'ordinanza del 2017 ha riaperto la scuola mantenendo l'inaccessibilità del seminterrato, ma sul primo piano non vi è alcuna interdizione. Per questa scuola è in fase di progettazione il miglioramento sismico ma è stata già effettuata un'ulteriore verifica di indice di vulnerabilità sismica che risulta di 0,64. Tutte le scuole sono state verificate da vigili del fuoco e sono adeguate per tutti i ragazzi che già sono ospitati e per quelli che arriveranno dal Delfico», ha aggiunto D'Alberto, che ieri pomeriggio ha svolto una visita nella scuola della Gammarana insieme ad alcuni genitori dei bambini del convitto che hanno potuto constatare anche visivamente lo stato dell'edificio. Il sindaco, incalzato sui tempi della ricostruzione, ne ha ricostruito tutte le fasi dal 2017 ad oggi: dalle modifiche delle norme all'implemento dei costi, dagli intoppi burocratici al riconoscimento di maggiori stanziamenti da parte dell'Usr fino alle attuali progettazioni.
LA PROTESTA. L'emergenza Delfico ieri ha scaldato non solo il consiglio comunale, ma anche (letteralmente) la piazza. Gli ex docenti Elso Serpentini e Lino Befacchia (che già avevano presentato un esposto in Procura) e il direttore emerito della biblioteca Delfico Luigi Ponziani si sono incatenati alla buon'ora alle transenne che delimitano l'edificio. In tanti hanno portato loro sostegno, compresi alcuni studenti che poi hanno organizzato lezioni sulle scale del duomo. Intanto dal convitto è partita una missiva al presidente della Repubblica e al Provveditorato regionale per informare le istituzioni della situazione.
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