Delitti di malavita, in Vibrata è allarme

9 Giugno 2015

Nel 2012 l’albanese freddato in strada, sette mesi fa lo spacciatore tunisino ucciso dal carabiniere

VAL VIBRATA. Il gioco dei punti neri da unire forma la geografia di una criminalità sempre più brutale nel lembo più settentrionale della costa abruzzese. Tralasciando i delitti a sfondo familiare o legati a liti private, la costa della Val Vibrata archivia quattro morti violente legate a questioni di malavita dal 2009 a oggi.

Si parte col delitto di Antonio De Meo, ucciso a pugni a 23 anni, nell’agosto del 2009, da minorenni rom poi condannati a otto anni. Studente e cameriere stagionale in un hotel di Villa Rosa di Martinsicuro, il giovane di Castel di Lama venne brutalmente aggredito perché affrontò i rom che gli avevano rubato la bicicletta, chiedendone la restituzione. Poi fu la volta di Emanuele Fadani. Era la notte fra il 10 e l’11 novembre del 2009 quando il commerciante di 37 anni venne ucciso all’esterno di un locale di Alba Adriatica dopo una lite nata con tre rom locali per questioni di droga. Il giovane morì per un pugno mortale alla testa. Per quell’omicidio sono stati condannati in via definitiva Elvis e Danilo Levakovic e Sante Spinelli a 10 anni di reclusione.

Ottobre 2012: un altro fatto di sangue scuote la comunità di Alba. Hysemi Perparim, 23 anni, albanese, spara un colpo in faccia al connazionale Leven Ferra, 30 anni, pittore edile. Poi viene accoltellato dagli amici (mai trovati) della vittima davanti a un bar di viale della Vittoria, ma sopravvive. In primo grado Perparim è stato condannato all’ergastolo con isolamento diurno. La Corte d’appello ha ridotto a 26 anni la pena. L’ultimo fatto di sangue è del dicembre scorso, pure ad Alba Adriatica. Due carabinieri sono indagati per omicidio preterintenzionale. A perdere la vita uno spacciatore tunisino, Akim Hadyl, ucciso da un colpo di pistola esploso da uno dei due militari durante un’operazione antidroga in un residence. Da una prima ricostruzione il tunisino alla vista dei militari avrebbe cercato di spingerli indietro maneggiando un grosso coltello da cucina. E a quel punto dalla pistola del brigadiere sarebbe partito il colpo mortale. Un colpo sparato dall'alto verso il basso, che dopo aver attraversato la porta ha raggiunto l’africano alla coscia centrando l'arteria femorale, per cui è morto dissanguato.

Alex De Palo

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