Delitto davanti al night club: il gestore chiede di patteggiare

25 Aprile 2024

Accusato di omicidio preterintenzionale per aver spinto in strada la vittima poi investita da un’auto Il 66enne fuori dall’aula: «Quella sera ho evitato un femminicidio». A processo altri sei imputati

TERAMO. L’ultima parola spetta al giudice che dovrà decidere se accogliere la richiesta di rito alternativo o mandare a processo davanti alla Corte d’assise.
Perché è una istanza di patteggiamento concordata tra difesa e Procura per due degli otto imputati a mettere un primo punto fermo nel caso dell’omicidio davanti al night-club . Il caso è quello di Marco Monti, 51enne imprenditore di Città Sant’Angelo che nel 2022 venne travolto da un’auto sulla statale 16 a Silvi davanti al night club Zeus. Secondo la Procura quella notte la vittima venne spintonata in strada da Pietro Mercurio, 66enne originario del Napoletano attualmente ai domiciliari e all’epoca dei fatti gestore del night, al termine di una violenta lite scoppiata a causa di una donna contesa. Mercurio è accusato di omicidio preterintenzionale, sfruttamento della prostituzione e minacce.
L’istanza è stata presentata per Pietro Mercurio e per il fratello Alfonso, all’epoca dei fatti cogestore del locale (entrambi assistiti dagli avvocati Gabriele e Alfredo Scaccia). Alfonso, oltre che di sfruttamento della prostituzione, è accusato anche di induzione a non rendere dichiarazioni all’autorità giudiziaria: ovvero avrebbe promesso una vacanza pagata a una delle ragazze che aveva assistito ai fatti affinchè, si legge nel capo d’imputazione, «non rendesse dichiarazioni ai carabinieri». Questo in un clima di omertà più volte sottolineato da investigatori e inquirenti. L’istanza di patteggiamento è subordinata a un risarcimento economico. Pietro Mercurio, che ha sempre respinto l’accusa sostenendo di essersi difeso, anche ieri fuori dall’aula ha ribadito la sua versione dicendo: «Quella sera ho sventato un femminicidio». A fine giugno la decisione del giudice Roberto Veneziano che nell’udienza di ieri ha accolto la richiesta di rito abbreviato per Yan Janosik, collaboratore di Pietro Mercurio, accusato di favoreggiamento. Secondo la Procura, così si legge nel capo d’imputazione, «aiutava lo stesso Mercurio a depistare le indagini distruggendo in modo irreparabile l’hard disk che conteneva le video riprese dell’accaduto effettuate dall’impianto di videosorveglianza del night-club».
Il giudice ha rinviato a giudizio gli altri cinque indagati. Si tratta di Antonio Alcantarini, alla guida della vettura che investì l’uomo e che è accusato di omicidio stradale, e di Cristian Constantinescu, Massimo Rastelli, Franco Fabrizio e Carmen Miruna Munteanu. All’epoca tutti dipendenti del locale, camerieri e cassiera, accusati si sfruttamento della prostituzione. Secondo l’accusa del pm Laura Colica la vittima venne spintonata in strada da Mercurio al termine di una lite nata per una ballerina del locale. La vittima finì sulla strada e il conducente della vettura non riuscì ad evitare l’impatto, con l’uomo che morì sul colpo. I familiari di Monti sono rappresentati dall’avvocato Enzo Di Lodovico.
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