Delitto davanti al night club: non si patteggia, c’è il processo

27 Giugno 2024

Il giudice respinge la richiesta del gestore accusato di aver spinto in strada l’uomo di Città S. Angelo L’imputato in aula: «Monti picchiato dalle ragazze, sono intervenuto per dividerli e mi sono difeso»

TERAMO. Sarà un processo ad accertare la verità giudiziaria di quelli che in una certosina ordinanza il magistrato definisce: «Fatti gravissimi prima e dopo». Così ha stabilito il giudice Roberto Veneziano nel respingere la richiesta di patteggiamento per l’omicidio preterintenzionale davanti al night club di Silvi. Il caso è quello di Marco Monti, 51enne imprenditore di Città Sant’Angelo che nel 2022 venne travolto da un’auto sulla statale 16 a Silvi davanti al night club Zeus. Secondo la Procura quella notte la vittima venne spintonata in strada da Pietro Mercurio, 66enne originario del Napoletano attualmente ai domiciliari e all’epoca dei fatti gestore del night, al termine di una violenta lite scoppiata a causa di una donna contesa. Mercurio è accusato di omicidio preterintenzionale, sfruttamento della prostituzione e minacce. L’istanza di patteggiamento era stata presentata per Pietro Mercurio e per il fratello Alfonso, all’epoca dei fatti cogestore del locale, entrambi assistiti dagli avvocati Gabriele e Alfredo Scaccia che hanno dichiarato: «Tutto sarà chiarito davanti alla Corte d’assise» Alfonso, oltre che di sfruttamento della prostituzione, è accusato anche di induzione a non rendere dichiarazioni all’autorità giudiziaria: ovvero avrebbe promesso una vacanza pagata a una delle ragazze che aveva assistito ai fatti affinché, si legge nel capo d’imputazione, «non rendesse dichiarazioni ai carabinieri». Questo in un clima di omertà più volte sottolineato da investigatori e inquirenti. E ieri in aula Pietro Mercurio ha fatto dichiarazioni spontanee dando una sua nuova versione: «Quando sono uscito dal locale, le ragazze stavano picchiando Monti e io sono intervenuto per dividerli. Monti mi ha messo le mani al collo e io mi sono difeso. Poi è inciampato ed è finito sulla strada proprio mentre passava la vettura che lo ha investito». L’istanza di patteggiamento concordata tra difesa e Procura, respinta dal giudice, prevedeva una pena di 4 anni e 8 mesi per Pietro Mercurio e di un anno e 8 mesi per il fratello. Nell’udienza di ieri il giudice ha condannato a un anno con il rito abbreviato Yan Janosik, collaboratore di Pietro Mercurio, accusato di favoreggiamento. Secondo la Procura, così si legge nel capo d’imputazione, «aiutava lo stesso Mercurio a depistare le indagini distruggendo in modo irreparabile l’hard disk che conteneva le video riprese dell’accaduto effettuate dall’impianto di videosorveglianza del night-club». Il giudice, nella precedenza udienza, ha rinviato a giudizio gli altri cinque indagati percui il processo inizierà a luglio. Si tratta di Antonio Alcantarini, alla guida della vettura che investì l’uomo e che è accusato di omicidio stradale, e di Cristian Constantinescu, Massimo Rastelli, Franco Fabrizio e Carmen Miruna Munteanu. All’epoca tutti dipendenti del locale, camerieri e cassiera, accusati si sfruttamento della prostituzione. Secondo l’accusa del sostituto procuratore Laura Colica quella notte la vittima venne spintonata in strada da Mercurio al termine di una lite nata per una ballerina del locale. La vittima finì sulla strada e il conducente della vettura non riuscì ad evitare l’impatto, con l’uomo che morì sul colpo.
I familiari di Monti, che si sono costituiti parte civile nei confronti di Pietro Mercurio, sono rappresentati dall’avvocato Enzo Di Lodovico che così ha dichiarato: «Accogliamo con favore la decisione. Sarà la Corte d’assise a stabilire se ci sia stata una condotta penalmente rilevante da parte dell’imputato e in quel caso a stabilire la pena».
©RIPRODUZIONE RISERVATA