Delitto di Martinsicuro I complici restano in cella

Il tribunale del Riesame respinge il ricorso del fratello e dei nipoti dell’assassino accusati di aver partecipato all’aggressione e di aver fornito la pistola
MARTINSICURO. Restano in carcere i tre presunti complici di Arian Ziu, il 49enne albanese che un mese ha confessato di aver ucciso il 35enne Roberto Tizi, freddato con due colpi di pistola davanti agli occhi della sua compagna, nel quartiere Tronto di Martinsicuro.
Lo ha deciso il tribunale del Riesame dell’Aquila che ha respinto il ricorso presentato dall’avvocato Maurizio Cacaci, il legale del foro di Ascoli che assiste Michele Ziu, 50 anni, (fratello di Arian) e i suoi due figli Rudy di 24 anni e Tony di appena 18 anni. I tre sono accusati di concorso in omicidio aggravato dai futili motivi e tentato omicidio della convivente.
Secondo la ricostruzione dell’accusa il fratello e i nipoti di Ziu, tutti residenti tra Martinsicuro e San Benedetto del Tronto, la sera del delitto avrebbero raggiunto il parente fornendogli l'arma utilizzata per l'omicidio, fatta poi sparire nella fuga e ancora non ritrovata. A fornire un grosso contributo alle indagini sono state le dichiarazioni della convivente della vittima – ferita di striscio a un ginocchio nell'agguato - ma, anche e soprattutto, le immagini catturate dagli impianti di videosorveglianza della zona. Nel corso dell’udienza di convalida Arjan Ziu aveva confermato la sua iniziale confessione sostenendo di aver agito per vendicarsi dopo una violenta lite avuta con Tizi qualche ora prima del delitto in cui era stato malmenato, ma aveva ribadito di aver fatto tutto da solo sostenendo che in quel momento con lui non c’erano complici e che le persone che si vedono scappare nelle immagini catturate dalle telecamere erano estranei che fuggono perchè spaventati dagli spari.
Una ricostruzione, quella fatta dall’uomo, diversa da quella emersa dalle immagini visionate dagli investigatori durante le indagini. Resta ancora il mistero della pistola: Arjan Ziu ha detto di averla buttata in un posto indicando anche quale, ma per ora non è stata trovata.
All'origine del violento litigio tra Tizi e Ziu, scoppiato all'interno di un bar e avvenuto circa due ore prima del delitto, ci sarebbero state questioni legati a precedenti rapporti in attività illegali quali piccoli reati contro il patrimonio. Secondo gli investigatori ne sarebbe nata una discussione molto accesa sfociata in un’ aggressione fisica all'albanese, preso a cazzotti e calci. (d.p.)
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