Delitto, il casolare sequestrato non c’entra

27 Novembre 2016

Non ci sono elementi per dire che Di Silvestre è stato assassinato lì. Nell’auto nessuna traccia utile

TORTORETO. Vertice in Procura ad Ascoli, ieri, sul delitto di Demetrio Di Silvestre, l’artigiano 56enne di Tortoreto i cui resti carbonizzati sono stati trovati il 16 novembre scorso vicino a un casolare abbandonato alle pendici del monte Ascensione, nell’Ascolano. Il pm Umberto Monti, che segue il caso, ha convocato i carabinieri del reparto operativo di Ascoli e quelli del Ros, che coadiuvano i colleghi, per fare il punto su un’inchiesta che al momento non sembra aver imboccato la pista giusta.

Non ha dato i risultati sperati la perquisizione effettuata nei giorni scorsi in un casolare nel comune di Ripatransone, luogo al quale conducevano le rilevazioni del Gps installato sull’auto della vittima: non vi sono elementi per dire che Di Silvestre è stato ucciso lì ed è imminente il dissequestro dell'area. C'erano tracce di fuoco molto vecchie e un paio di guanti pieni di ragnatele: impossibile che siano stati utilizzati per l'omicidio. Non è lì – secondo gli investigatori – che il piccolo imprenditore edile è stato ucciso.

Non giungono buone notizie neanche dai Ris di Roma che hanno analizzato a fondo la Bmw di Di Silvestre. Non sarebbero state rilevate impronte o tracce di Dna utili per capire chi l'ha guidata nel percorso dall'Ascensione al parcheggio di Porto Sant'Elpidio dove è stata ritrovata. Si attendono ulteriori dati dal Gps dell'impianto antifurto satellitare che ha già indicato molte cose riguardo gli spostamenti della vettura tra il 15 e il 16 novembre. Si continua a vagliare la vita privata della vittima, sul lavoro di piastrellista che svolgeva insieme al figlio per cercare di capire se si fosse fatto recentemente nemici talmente feroci da ucciderlo e bruciarne completamente il cadavere.