Delitto nel centro di Alba Annullata la condanna

22 Settembre 2016

La Cassazione cancella i 26 anni inflitti in secondo grado all’albanese che sparò in bocca a un connazionale. Il processo dovrà essere rifatto a Perugia

ALBA ADRIATICA. In appello la condanna all’ergastolo era stata ridotta a 26 anni dopo che la procura generale aveva escluso l’aggravante dei motivi futili e abietti, l’unico in assenza di quello della premeditazione ad ancorare la sentenza di un fine pena mai. Ma per la Cassazione il processo di secondo grado a Hysemy Perparim, l’albanese di 24 anni accusato di aver sparato in bocca ed ucciso il connazionale Leven Ferra all’esterno di un bar di Alba Adriatica, è da rifare. I giudici della Suprema Corte hanno annullato la sentenza, accogliendo il ricorso della difesa dell’imputato, e hanno rinviato gli atti alla corte d’appello di Perugia competente per territorio. Per capire il perchè del provvedimento dei giudici della suprema corte bisognerà aspettare il deposito delle motivazioni. Per ora c’è la soddisfazione dei legali dell’uomo che nel ricorso hanno puntato sulla mancata esistenza della provocazione. «Un risultato importante» dice l’avvocato Gianfederico Cecanese che assiste Perparim insieme ad Agostino De Caro (entrambi del foro di Campobasso).

Il 20 ottobre del 2012 Perparim colpì a morte con tre colpi di pistola, di cui uno in bocca, il connazionale seduto al tavolo di un bar di viale della Vittoria ad Alba Adriatica. Secondo la procura teramana (titolare del fascicolo il pm Davide Rosati)si trattò di un regolamento di conti tra clan albanesi, abruzzesi e marchigiani che si contendevano il mercato della prostituzione e della droga. Nel processo di primo grado i giudici togati e popolari (presidente Giovanni Spinosa, a latere Roberto Veneziano) hanno escluso la legittima difesa. L'imputato, sia durante gli interrogatori sia nell’audizione in aula, ha sempre ripetuto che era andato all'incontro con la vittima per fare pace, che aveva sparato perchè in preda al panico e ha chiesto perdono ai familiari della vittima. Perparim dopo aver sparato e ucciso Ferra esplose altri due colpi di pistola contro altri due guardaspalle della vittima che lo colpirono con tre coltellate. L'imputato fuggì sanguinante, fu soccorso e ricoverato in ospedale dove rimase per un lungo periodo. Fu il guanto di paraffina sulle sue mani a farlo identificare come l'autore del delitto. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile (rappresentati dall’avvocato Maurizio Cacaci).

Nel processo di appello la corte aveva accolto, applicando una ulteriore riduzione, la richiesta dell’allora procuratore generale Romolo Como che di anni ne aveva chiesti 28. Va detto che parallelamente al fascicolo per l’omicidio, la procura teramana aveva aperto anche un altro fascicolo nei confronti di quattro albanesi che quel giorno erano nel bar in cui avvenne il delitto e che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbero partecipato alla rissa. Al termine delle indagini il fascicolo bis è stato archiviato.(d.p.)

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