Dell’Orletta, il Riesame riduce il sequestro

Accolto parzialmente il ricorso dei difensori: sigilli a 500mila euro, annullato il primo provvedimento da due milioni
TERAMO. Il tribunale del Riesame riduce l’entità del sequestro preventivo da due milioni a 526mila euro e scandisce un nuovo passaggio nell’indagine che vede indagati il commercialista rosetano Massimo Dell’Orletta, nella sua veste di curatore fallimentare, e il figlio Daniele (il primo ancora ai domiciliari, il secondo tornato in libertà con il divieto di espatrio).
Ieri il Riesame (per le misure patrimoniali è competente Teramo) ha parzialmente accolto il ricorso presentato dai difensori dei due (gli avvocati Fabrizio Acronzio e Gaetano Biocca) mantenendo il sequestro preventivo sulla somma di 526mila euro. Le motivazioni del provvedimento saranno depositate tra un mese ma è ipotizzabile che il collegio presieduto da Carlo Calvaresi ( a latere Fabio Conciatori e Claudio Di Giacinto) abbia quantificato in quella somma il profitto. Padre e figlio sono indagati per interesse privato negli atti di un fallimento e per un episodio di peculato. Al centro dell’inchiesta dei pm Stefano Giovagnoni e Silvia Scamurra, con quattro indagati tra cui un avvocato, sono finite operazioni attuate dal commercialista proprio nella sua veste di curatore fallimentare o commissario giudiziale nell'ambito di procedure fallimentari. In particolare, sempre secondo l’accusa, sarebbe emerso che il professionista, avvalendosi di società costituite ad hoc in Italia e all'estero, riconducibili a lui e al figlio, avrebbe acquistato, proprio nell'ambito delle procedure fallimentari, crediti deteriorati e poi, in virtù della propria posizione di curatore, avrebbe provveduto, mediante una nuova ripartizione dell'attivo fallimentare, ad assegnare agli stessi crediti un maggiore valore economico incassando così, tramite queste società, consistenti somme di denaro.(d.p.)
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