Denuncia caso di mobbing e chiede 144mila euro

25 Novembre 2019

Il veterinario ha già vinto un precedente giudizio confermato fino in Cassazione Il presidente dell’istituto: «Sempre rispettato contratto e diritti dei lavoratori» 

TERAMO. A maggio 2011 aveva fatto ricorso al giudice del lavoro accusando lo Zooprofilattico, dove lavora dal 2000, di mobbing. Una causa che ha vinto in tutti e tre i gradi di giudizio con la Cassazione che nel 2017 ha impresso il sigillo alla condanna nei confronti dell’ente.
Ma secondo il veterinario quegli atteggiamenti vessatori nei suoi confronti sarebbero continuati ben oltre i fatti contestati nel primo ricorso (e relativi a un periodo compreso tra il 2008 e il 2011, quando era stato oggetto di cinque diversi provvedimenti disciplinari tutti ritenuti illegittimi dalla magistratura) e diventati oggetto di una sentenza ormai definitiva. Una situazione che, sempre secondo il lavoratore, avrebbe aggravato il danno biologico già riconosciuto nella precedente sentenza, tanto da cagionargli una menomazione permanente dell’integrità psico-fisica del 30% E così, assistito dal suo legale, l’avvocato Sigmar Frattarelli, ha citato nuovamente in giudizio l’ente davanti al giudice del lavoro chiedendo un risarcimento danni di 144mila euro. Nel ricorso viene infatti contestato come l’azione di mobbing nei confronti del dipendente sia proseguita, in maniera sempre più pressante, anche dopo l’instaurazione del primo giudizio, citando come prova innanzitutto due ulteriori sanzioni disciplinari a carico del dipendente: una risalente a maggio del 2011, pochi giorni dopo l’avvio da parte del dipendente del primo ricorso al giudice del lavoro e la seconda risalente a maggio del 2012, entrambe annullate dal giudice del lavoro Giuseppe Marcheggiani.
Nel primo caso al lavoratore veniva contestato di essersi recato al lavoro senza autorizzazione e, una volta richiamato dal suo superiore, di averlo insultato. Da qui la sospensione dal lavoro per un periodo di 40 giorni. Nel secondo caso, invece, al veterinario veniva contestata la mancata partecipazione a un corso di formazione ritenuto obbligatorio dall’istituto ed era stata irrogata la sanzione della sospensione dal lavoro per cinque mesi. Sanzione in seguito alla quale il ricorrente, lavorando come part-time, era rimasto fuori dal lavoro e senza stipendio per un anno intero. Nel nuovo ricorso, oltre alle precedenti sentenze del tribunale di Teramo, della Corte di Appello dell’Aquila, della Cassazione e della sentenza relativa all’annullamento dei procedimenti disciplinari di maggio 2011 e maggio 2012, vengono allegati anche diversi certificati medici, l’ultimo risalente a marzo di quest’anno, e un’apposita relazione medico legale sulle condizioni psico-fisiche del lavoratore in cui viene attestata a carico del veterinario una «depressione endoreattiva di grave entità e disturbo d’ansia generalizzato» legati proprio alla sua condizione lavorativa. Un ricorso contro il quale lo Zooprofilattico si è costituito in giudizio, difeso dall’avvocato Franco Di Teodoro. «Non posso entrare nel merito delle sentenze pregresse, che vanno rispettate», dichiara il presidente dello Zooprofilattico Manola Di Pasquale, «Per quanto riguarda l’attuale procedimento è chiaro che l’istituto si è costituito in giudizio nell’affermare che ha sempre rispettato il contratto collettivo e i diritti del lavoratore. In questi 4 anni il Cda ha sempre perseguito, come obiettivo principale, la tutela dei lavoratori, basti pensare alla stabilizzazione dei precari, alla definizione transattiva di quasi tutti i contenziosi con i dipendenti, lo sblocco di tutte le incentivazioni e l’accordo con il Molise per la loro stabilizzazione oltre ai 5 milioni di euro investiti per migliorare la sicurezza dei luoghi di lavoro ».
©RIPRODUZIONE RISERVATA