Depuratore in tilt, il gip non archivia

10 Luglio 2018

Castellalto, il giudice dispone nuove indagini per l’inquinamento del Vomano 

TERAMO. Una «colpevole inerzia di tutti gli addetti» la definisce il gip Roberto Veneziano nel declinare, in 18 pagine, il no all’archiviazione chiesta dalla Procura al termine delle indagini sul presunto malfunzionamento del depuratore del Comune di Castellalto, l’impianto che si trova in prossimità del fiume Vomano a Castelnuovo.
Secondo il giudice dal 2010 al 2016 in quell’impianto sarebbero finite acque reflue industriali non autorizzate provocando il malfunzionamento del depuratore che avrebbe sversato schiuma ed inquinanti nel Vomano. Da qui il no all’archiviazione e il rinvio degli atti al pm titolare del fascicolo per nuove indagini che non riguardino solo quelli che il giudice definisce «aspetti meramente amministrativi». Nell’ordinanza il giudice fa riferimento al carteggio esistente tra Comune di Castellalto e la Ruzzo Reti, che gestisce l’impianto. Scrive il gip, elencando informative dei carabinieri forestali e analisi dell’Arta: «Si denota la drammaticità di una compromissione ambientale che definire allarmante risulta finanche riduttivo, di certo meritevole della massima attenzione da parte dei competenti organismi comunali, provinciali e sanitari, anche perchè i tecnici dell’Arta relatori così concludevano “nell’anno 2014 otto accertamenti su dieci hanno mostrato un superamento dei limiti tabellari previsti dal decreto legislativo 152...” senza tuttavia incontrare l’interesse dell’ente comunale che, pur venendo a conoscenza di tali preoccupanti risultanze, restava clamorosamente inerte a tal punto che i carabinieri denunciavano “... a tutt’oggi la situazione è rimasta invariata e nessun provvedimento è stato preso dalle autorità competenti al fine di evitare lo sversamento di acque pesantemente contaminate da sostanze tossiche non biodegradabili con grave danno ambientale ed evidenti rischi per la salute». Altro aspetto su cui Veneziano chiede indagini è quello della Ruzzo Reti. A questo proposito scrive: «Altro aspetto da esaminare, con il necessario impegno e rigore scientifico, è quello relativo alla ragioni per cui i responsabili della Ruzzo Reti, preposti alla gestione dell’impianto di Villa Parente, non hanno mai pensato che, forse, fosse proprio compito del gestore quello di sorvegliare la struttura da ogni forma di aggressione esterna ed impedire che ignoti agenti criminosi vi potessero riversare (con quali modalità e con quanta scaltrezza non è dato sapere visto che si tratta di liquidi estremamente voluminosi, di certo non scaricabili in pochi minuti) ingenti quantitativi di reflui inquinanti».(d.p.)
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