Detenuto cerca di strangolare un agente

Il poliziotto malmenato in una cella della sezione protetti e medicato al pronto soccorso. I sindacati chiedono il Taser
TERAMO. La situazione drammatica del sovraffollamento del carcere di Castrogno è una realtà ormai conosciuta da tempo con un dato inconfutabile segnato dalla presenza di 420 detenuti in una struttura che dovrebbe ospitarne appena la metà.
Ed è in questo contesto che si è consumata l’ennesima aggressione con un recluso che ha tentato di strangolare un agente di polizia penitenziaria per una telefonata non fatta. È successo ieri mattina nella sezione di alta sicurezza della casa circondariale teramana con il poliziotto medicato in ospedale e con i sindacati che tornano a chiedere l’introduzione della pistola taser nelle carceri.
Ricostruisce Francesco Pinnelli della Uil Pa polizia penitenziaria: «Un assistente di polizia penitenziaria è stato brutalmente malmenato e quasi strozzato da un detenuto. Il fatto è accaduto nella sezione protetti dove sono reclusi soggetti che hanno consumato reati di violenza sessuale o comunque casi moralmente non accettati dalla restante popolazione detenuta. I motivi del gesto sembrerebbero legati a una telefonata non spettante ma pretesa dal detenuto». Pinnelli torna sull’uso della pistola taser nelle carceri e dice: «Rappresenterebbe la scelta migliore per fronteggiare questa tipologia di casi e bene farebbe chi di competenza a sollecitarne l’adozione. La situazione nel carcere di Castrogno ormai è al limite del collasso. Ad aggravare la situazione ci si mette anche il Provveditorato dell'Amministrazione penitenziaria Lazio Abruzzo e Molise che, non si capisce per quale ragione, nella serata di sabato ha destinato e trasferito nell’istituto teramano 6 detenuti che hanno gettato scompiglio pare per le sistemazioni a loro assegnate e dagli stessi non gradite».
Sull’aggressione intervengono anche, con una nota unitaria, le segreterie di Sappe (Giuseppe Pallini), Uspp (Massimo Scardicchio) e Cgil (Roberto Cerquitelli): «Un ristretto di origini calabresi legato alla ’Ndrangheta e, da qualche settimana spostato dalla sezione alta sicurezza alla sezione protetta poiché inviso agli altri detenuti per comportamenti scorretti e incivili, dopo aver protestato per una telefonata non concessa poiché non autorizzata, ha afferrato per il collo il collega e lo ha strattonato creando situazione di panico nel reparto. Solo grazie alla professionalità del poliziotto e al tempestivo intervento dell’ ispettore di sorveglianza e dei colleghi si è riusciti ad evitare il peggio. Come già più volte denunciato, da tempo ormai la polizia penitenziaria è vittima sacrificale di un’amministrazione (Dap )allo sbando e senza una guida autorevole».
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