Detenuto evaso, due complici patteggiano e tornano liberi

Due anni e 8 mesi alla compagna con la sostituzione della pena in lavori di pubblica utilità Due anni e 10 mesi all’altro che va ai domiciliari. Quattro anni al terzo: «L’ho fatto per amicizia»
TERAMO. Il detenuto evaso dal carcere con una fuga da film dopo 8 mesi è ancora libero, due dei tre complici patteggiano e vengono scarcerati, il terzo condannato a quattro anni: è la cronaca giudiziaria a declinare una vicenda che nel settembre scorso rimbalzò sulle pagine dei giornali nazionali proprio per la fuga rocambolesca di Roland Dedaj, 39enne albanese detenuto per reati legati a droga e spaccio, scappato da Castrogno calandosi con una corda dopo che 13 anni prima era già evaso dal carcere di Pisa con un lenzuolo.
Un’indagine, quella che ha portato all’individuazione dei complici, fatta di intercettazioni e che ha visto la chiave di volta in un particolare non di poco conto: durante la fuga l’evaso aveva perso il telefono cellulare che era riuscito ad avere in cella e che è diventato una fonte preziosa di elementi investigativi.
Nel corso dell’udienza preliminare di ieri il gup Lorenzo Prudenzano ha accolto il patteggiamento a 2 anni e 8 mesi per Florentina Camelia Paunescu, romena di 27 anni, compagna dell’evaso, e a 2 anni e 10 mesi per Admir Taraj, 29 anni, albanese. Per la donna (assistita dall’avvocato Maurizio Cacaci) il giudice ha accolto la richiesta della sostituzione della pena in lavori di pubblica utilità con un iniziale obbligo di dimora e la scarcerazione immediata; per l’uomo (assistito dagli avvocati Roberta Costantini e Simone Moriconi) scarcerazione e arresti domiciliari.
Il terzo complice Migel Gubari Olivieri, albanese di 37 anni, (assistito dall’avvocato Alessandro Ciarrocchi) è stato condannato a 4 anni al termine di un rito abbreviato. Per lui la Procura (fascicolo del pm Davide Rosati, pm d’udienza Elisabetta Labanti) aveva chiesto 3 anni e sei mesi. Davanti al giudice, l’uomo ha reso dichiarazioni spontanee ammettendo il suo coinvolgimento e dicendo: «L’ho fatto per amicizia, non mi sono reso conto della gravità dei fatti». Nell’inchiesta è stato identificato un quarto complice che però è latitante. Secondo l’accusa, avrebbero aiutato nell’evasione Dedaj fuggito con una imbracatura e una corda da rocciatore acquistati dalla compagna su internet e poi consegnati dagli altri complici mediante una sorta di filo guida inviato dall’esterno. L’uomo era recluso al terzo piano dell’edificio in una cella in cui al momento era solo. Avrebbe tagliato le sbarre della finestra del bagno della cella utilizzando i cosiddetti “capelli d’angelo”, ovvero dei fili di ferro diamantati usati proprio per tagliare il ferro e risultati acquistati online sempre dalla compagna. L’uomo aveva aperto un varco piccolissimo da cui era riuscito a passare calandosi poi per oltre 15 metri con la corda fino all’esterno dove i due complici lo aspettavano su una vettura. «Paunescu», si legge nella richiesta di giudizio immediato, «acquistava sulla piattaforma Amazon mediante carta di credito il materiale utilizzato per l’evasione (imbracatura anti caduta, fili diamantati flessibili e rigidi, seghetto ad arco) e procurava il telefono cellulare che veniva successivamente consegnato a Roland Dedaj e da questi utilizzato per l’evasione». Sempre per la Pubblica accusa «Olivieri e Tara j recapitavano materialmente a Roland Dedaj (mediante un filo guida che veniva collegato all’interno della cella dell’ evaso) tutto il menzionato materiale, contenuto all’interno di uno zaino, fornendo l’appoggio logistico e la collaborazione sul posto per l’evasione assicurando la fuga definitiva di Roland Dedaj dal carcere mediante l’utilizzo di due autovetture».
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